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I dubbi sulla giustizia italiana

di Mirko Spadoni

judgepic13Il Garante della Privacy non ha gradito una delle ultime scelte della Corte di Cassazione. Quella di pubblicare sul proprio sito internet tutte le sentenze civili degli ultimi cinque anni: ben 159.398 documenti in formato PDF. “Si tratta – osserva Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali – di un’iniziativa di indubbio rilievo e che va sicuramente apprezzata nelle finalità di rendere accessibile a ciascun cittadino un patrimonio giuridico così prezioso”. I dubbi sono però altri e riguardano “la pubblicazione […] dei nominativi, per esteso, delle parti e dei terzi coinvolti a qualunque titolo” e la cui privacy potrebbe essere così messa a repentaglio. Il rischio è concreto ed amplificato dal mezzo che è stato scelto per la pubblicazione dei documenti: internet. “Questa preoccupazione si fonda – spiega infatti Soro – sui rischi di indicizzazione, decontestualizzazione, finanche alterazione dei dati stessi, inevitabilmente connessi alla loro indiscriminata accessibilità via web”. Rischi evidenziati dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 13 maggio scorso (Causa C-131/12). Quella con cui è stato riconosciuto ai cittadini europei il diritto di chiedere ai motori di ricerca online (Google e Yahoo, tanto per citarne alcuni) di eliminare dalle loro pagine i risultati di eventuali link che rimandino a “contenuti non più rilevanti” che li riguardano.
Le osservazioni del Garante della Privacy non sono tuttavia l’unico motivo di preoccupazione per la giustizia italiana. Secondo il quinto rapporto della commissione per l’efficienza della Giustizia (CEPEJ) del Consiglio d’Europa sul 2012 diffuso giovedì, il nostro Paese è infatti quello in cui occorre più tempo per ottenere un giudizio in primo grado per bancarotta (2.648 giorni) o per una causa di divorzio (770 giorni). Per una sentenza per omicidio volontario occorrono 424 giorni. Peggio di noi fa soltanto la Turchia.
In Italia occorrono però tempi lunghissimi anche per ottenere una sentenza del tribunale civile in una disputa commerciale: secondo un rapporto dell’Ufficio studi di Confcommercio (Fiscalità e crescita economica), i giudici italiani impiegano oltre tre anni e due mesi (1.185 giorni). Niente a che vedere con il tempo necessario ai colleghi tedeschi (394 giorni), francesi (395), britannici (437) e spagnoli (510) per conseguire il medesimo risultato.
La durata eccessiva “è – come osservato da Confcommercio – uno dei motivi che tiene lontani gli investitori esteri” e che ha effetti inevitabili sul numero di processi pendenti: al termine del 2012 e sempre secondo il CEPEJ, l’Italia era infatti il Paese con più processi penali pendenti (1.454.452) e il secondo – dopo la Germania – per quelli civili in attesa di giudizio (4.650.566), il cui numero si è ridotto di molto nel periodo compreso tra il 2006 e il 2012. Una riduzione che tuttavia può “essere spiegata da una diminuzione dei nuovi ricorsi, ma è dovuta – osserva il CEPEJ – all’introduzione di una tassa per iniziare determinati processi civili, piuttosto che ad un aumento dei processi terminati”.

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