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A settembre consumi ancora in calo

spesa_consumi_famiglieA settembre, l’indicatore dei Consumi Confcommercio ha registrato un calo dello 0,2% su agosto e dello 0,6% rispetto allo stesso mese del 2013. Il calo tendenziale, spiega chi ha condotto la rilevazione, deriva dalla flessione della domanda di servizi (-0,9%) e dei beni (-0,4%). “Si tratta – ha osservato l’associazione dei commercianti in una nota diffusa giovedì 6 novembre – di dinamiche che rispecchiano la fragilità dell’attuale situazione economica” dalla quale è necessario uscire quanto prima. Come? Riducendo le tasse per indurre/invogliare gli italiani ad acquistare di più, spiega il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. Indicazioni che, stando agli aumenti dell’IVA previsti dalla legge di Stabilità per il triennio 2016-2018, il governo non sembra intenzionato a seguire. Aumenti destinati ad influenzare i consumi delle famiglie italiane, che “complessivamente” si ridurranno – complice anche una crescita dei prezzi a fine triennio del 2,5% – di 65 miliardi di euro, secondo uno dossier dell’Ufficio studi di Confcommercio presentato solo qualche giorno fa in occasione del settimo Forum nazionale dei giovani imprenditori dell’associazione dei commercianti italiani. Secondo quanto prevede la legge di Stabilità, l’incremento dell’IVA, spalmato tra il 2016 e il 2018, porterebbe le aliquote che oggi sono al 10% al 13%, mentre quelle che attualmente sono al 22% passerebbero al 25,5%. Incrementi che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbero garantire un gettito fiscale di oltre 35 miliardi di euro, “cui – spiega Confcommercio – si sommerebbero ulteriori entrate derivanti da provvedimenti sottoposti a clausola di salvaguardia pari a 18 miliardi nel triennio”. Uno scenario assolutamente da evitare per non aggravare una situazione già critica: complice la crisi economica, nell’arco di soli sette anni il reddito pro capite disponibile si è ridotto di circa 2.700 euro. Un calo (notevole) a cui le famiglie italiane hanno risposto riducendo – nell’89% dei casi – la quantità e/o la qualità dei prodotti acquistati nel corso dell’anno, come emerso da una recente indagine Tecnè. Scelte che hanno influito sulla spesa totale per consumi, ridottasi dal 2007 ad oggi di 100 miliardi – passando dai circa 900 agli attuali 800 – secondo quanto emerge dal Rapporto Coop 2014 (Consumi e distribuzione) presentato solo qualche giorno fa e secondo cui “una famiglia italiana spende il 20% in meno di una tedesca”. Non è detto però che le cose possano migliorare, anche se soltanto lievemente, da qui a breve: secondo le previsioni per il prossimo biennio pubblicate dall’ISTAT, la spesa per consumi privati dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2015 e dello 0,8% nel 2016, anche per effetto delle misure di bilancio e fiscali adottate a sostegno dei redditi.

 

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