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Lavoro: professionisti in difficoltà

impreseIl lavoro è ormai un tema prioritario, non più esclusivamente in termini occupazionali (tenuto conto del tasso di disoccupazione che ha raggiunto durante l’anno livelli record), ma anche dal punto di vista salariale. Professioni che un tempo, sia per prestigio sia per retribuzioni, erano ambite, oggi si stanno trasformando in un “problema” per chi le intraprende.
I più colpiti dalla crisi sono gli artigiani e gli operai specializzati. Ma gli occupati che percepiscono maggiormente l’insicurezza del proprio lavoro – il riferimento è al biennio 2012-2013 – sono soprattutto gli addetti ai call center e chi opera nelle professioni dello spettacolo. Al contrario, l’insicurezza minima si registra nelle professioni universitarie, nella magistratura, tra gli ambasciatori e nelle professioni della pubblica sicurezza.
Ma non è più soltanto una questione di sicurezza del posto di lavoro. C’è ora da considerare l’aspettativa economica, propria e delle famiglie, con tutto ciò che ne deriva: reddito disponibile, potere d’acquisto, consumi.
Sicuramente gli sgravi Irap e la decontribuzione sulle assunzioni sono misure che, volte ad abbassare il cuneo fiscale (la differenza tra l’onere del costo del lavoro e la retribuzione netta del lavoratore), mirano a creare nuova occupazione. Stando al recente studio della Cisl, il bonus per i neoassunti previsto dalla legge di Stabilità (l’obiettivo del governo è creare 800 mila nuovi posti d lavoro), per una retribuzione lorda di 26 mila euro, rende più conveniente alle aziende assumere lavoratori con contratto a tempo indetermnato. Il costo per l’impresa di un lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato, dunque, sarà pari a 5 mila euro per anno, cioè meno che per le altre tipologie contrattuali.
Tuttavia sono anche altre le considerazioni da fare. Ad esempio, osservando le dinamiche del mercato del lavoro negli ultimi anni, ci si accorge di quanto i lavori più qualificati abbiano avvertito l’urto della crisi economica. Considerando la soglia di povertà che l’Istat fissa a 985 euro al mese, non sono pochi i professionisti che corrono il rischio di rientrare tra i “nuovi poveri”. Psicologi, veterinari, geometri, architetti, agronomi e forestali: un reddito medio dichiarato che oscilla tra i 14 mila e i 18 mila euro, con picchi negativi per gli under 40.
Prendiamo un esempio a campione (2012 l’anno di riferimento): gli architetti. Quelli iscritti all’albo sono 152.384, di cui le donne rappresentano il 40% della categoria. Il reddito medio è di 17.063 euro con punte che arrivano a 20.071 euro nel caso in cui l’architetto è uomo, per scendere a 12.546 euro se si tratta di una collega donna. O ancora: i geometri, che nel 2012 hanno dichiarato un reddito medio di 18.826 euro (in calo del 5% rispetto all’anno precedente e addirittura del 10% sul 2007). Tra i più giovani di loro, il reddito risulta di 15.407 euro (se uomini) e di 12.594 euro (se donne).
Dunque, sebbene gli sforzi del governo in questa direzione, resta di primaria importanza incentivare occupazione di qualità e migliorare le condizioni lavorative. Di poveri che lavorano, i cosiddetti working poor, se ne contano oltre due milioni tra i dipendenti (l’11,7% degli occupati, secondo il Cnel) e il numero cresce se si considerano gli autonomi, che sono 756 mila. Un tempo i working poor erano i lavoratori meno qualificati, ora la platea risulta nettamente più estesa. E i rischi maggiori li corrono i più giovani…

(articolo pubblicato su Tgcom24 il 27 dicembre 2014)

 

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