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Moda e abbigliamento: mercato interno in calo

shopping_acquistiNegli ultimi giorni si è molto dibattuto sulla possibilità di anticipare i saldi invernali dal 5 al 3 gennaio, consentendo agli italiani di approfittare di un week-end in più da dedicare agli acquisti. Alla fine la proposta, avanzata dalle associazioni di categoria (in particolare Federdistribuzione), è stata accolta dalla Conferenza delle Regioni.
Secondo le stime di Federdistribuzione, lasciare invariato l’avvio dei saldi a lunedì 5 gennaio, avrebbe fatto perdere al settore dell’abbigliamento e degli accessori una cifra compresa tra i 500 e i 600 milioni di euro di fatturato in mancate vendite. Nel complesso i saldi invernali generano vendite per circa sei miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi (il 20%) solo nel primo fine settimana. Secondo le previsioni di Confimprese , con il via anticipato, tra il 3 ed il 6 gennaio le vendite arriverebbero a generare un fatturato di circa 1,7 miliardi di euro.
Sono molti i fardelli che gravano sul settore della moda e dell’abbigliamento: dall’aumento dell’Iva, al calo dei consumi interni fino ad arrivare alla contraffazione. C’è poi chi punta il dito anche contro la scarsa regolamentazione degli outlet e del web.
Il primo semestre, stando ai dati del Fashion High Street Report di Federmoda, si è chiuso con un calo dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, conseguenza di un calo lineare di tutte le voci del comparto della moda, eccezion fatta per gli accessori, che sono cresciuti del 6,7%. Il calo più vertiginoso ha riguardato pelletterie e valigerie, scese del 13%, seguite dal comparto delle pellicce, scese del 10,8%). Male anche l’abbigliamento che perde 4,22 punti percentuali. Più contenuto il calo riportato da calzature (-0,5%) e articoli sportivi (-2%).
Ma se i consumi interni non aiutano il settore della moda italiano, in soccorso arriva lo shopping da parte degli stranieri. In base ai dati raccolti da Globa Bleu sul TaxFree (il sistema che consente allo straniero in visita all’estero di essere rimborsato dell’Iva pagata su un prodotto acquistato nel Paese ospitante), sono sì calate le vendite, ma in compenso è salito del 4% il valore della spesa media. Gli shopper più facoltosi sono i russi, con una quota del 29%. Seguono poi i cinesi (22%), i giapponesi (5%), i coreani (4%), gli statunitensi (4%).
Gli stranieri con la spesa media più alta sono quelli che arrivano da Hong-Kong con 1.074 euro, seguono poi i cinesi con 907 euro e i singaporiani con 858 euro. Tuttavia, complice anche la crisi ucraina, nel corso dell’anno gli acquisti russi sono scesi del 13%, in compenso sono cresciuti del 18% quelli dei cinesi.
La passione straniera per il Made In Italy emerge anche dai numeri registrati dall’export. A settembre le esportazioni di abbigliamento, tessile, pellicce e pellami sono cresciute del 4,2%, con un +5,5% nei mercati europei e un 2,9% verso i Paesi extra-Ue. Nel corso dell’anno le esportazioni del comparto verso la Russia sono crollate del 14,3%, nonostante ciò la crescita verso gli altri mercati è riuscita a compensare le perdite portando nel giro di nove mesi il valore dell’export del settore a 34,5 miliardi di euro.
L’ultima analisi dell’Istat sulle vendite al dettaglio certifica invece il cattivo andamento dei consumi interni: ad ottobre le vendite di abbigliamento e pellicceria sono scese dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2013. Una dinamica che trova eco nell’andamento dei primi nove mesi dell’anno in corso, periodo in cui si è registrato un calo dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Importante il ruolo assunto dall’e-commerce negli ultimi mesi. Rispetto allo scorso anno le vendite di abbigliamento online sono cresciute del 25%. Già nel 2013 il settore moda e abbigliamento rappresentava il 12% del totale delle vendite online, contro il 3% registrato nel 2006.

(articolo pubblicato su Tgcom24 il 27 dicembre 2014)

 

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