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La crisi condiziona ancora l’umore dei consumatori

crisi_shopping_nataleDurante l’anno si è ripetuto come un mantra un concetto tanto semplice, quanto veritiero: la ripresa economica passa soprattutto per i consumi e per gli investimenti. E con entrambi gli indicatori in ribasso, inevitabilmente si è assistito alla conseguente flessione del Pil (Prodotto interno lordo). Quanto è da auspicare per l’anno nuovo, dunque, è un’inversione di tendenza che aiuti il paese a uscire dalla recessione e dal momento di difficoltà collettivo.
Non è più solo retorica. Anche a Natale, nonostante il periodo di festività, i consumi, esclusi gli alimentari, hanno registrato un evidente calo. Una diminuzione del 5% rispetto al 2013, secondo il Codacons, che ha riguardato in particolare le vendite per abbigliamento, calzature e addobbi.
Tanti i settori che hanno registrato nel corso dell’anno una flessione, chi più e chi meno. Un’istantanea che descrive l’andamento del paese e che giustifica i dati macroeconomici diffusi negli ultimi mesi. Non devono perciò stupire le ultime rilevazioni dell’Istat riguardo il clima di fiducia dei consumatori. Il mese di dicembre chiude questo 2014 in chiaroscuro, mostrando una nuova flessione dei giudizi dei consumatori. L’indice del clima di fiducia dei consumatori, infatti, diminuisce a 99,7 da 100,2 del mese di novembre. Il peggioramento, fa sapere l’Istat, riguarda sia la componente economica sia quella personale, i cui indici diminuiscono rispettivamente a 103,2 da 103,9 e a 98,0 da 99,1.
Sulla situazione economica del paese i giudizi peggiorano, con l’indice che passa a -108 da -105 del mese precedente. Al contrario migliorano i giudizi sulla situazione economica della famiglia (a -56 da -57 il saldo), ma diminuiscono le attese future (a -19 da -16 il saldo) nonostante il lieve rialzo dell’indice sui giudizi sul bilancio familiare (a -17 da -18 il). Il saldo relativo ai giudizi sull’opportunità attuale di risparmio diminuisce a 114 da 115, ma le attese sulle possibilità future di risparmio migliorano (a -53 da -55 il saldo). Il saldo relativo all’opportunità attuale di acquisto di beni durevoli, invece, diminuisce in modo consistente (a -89 da -79).
Sebbene i saldi siano alle porte, non c’è da sperare granché su un inizio 2015 all’insegna della ripresa dei consumi. L’Istat chiarische che il saldo delle intenzioni future di spesa passa a -100 da -91 “in quanto la quota di chi si attende di spendere molto meno per beni durevoli aumenta al 47,2% dal 42,3% del mese precedente.
Interessante, infine, è osservare il trend del clima di fiducia secondo le aree geografiche. Il clima di fiducia, di fatto, cresce solo al Nord-ovest (a 101,8 da 101,2), mentre diminuisce al Nord-est – area in cui la crisi si è fatta sentire abbastanza – (a 101,8 da 104,3). Andamento analogo per quanto riguarda il Centro (a 100,5 da 101,4). Stazionario (a 96,4), infine, al Mezzogiorno, ma l’indice di fiducia resta comunque indietro confermando, anche nei giudizi, il divario nord-sud. La componente economica aumenta a 99,1 da 98,1, diminuiscono quella personale e quella corrente, rispettivamente a 94,9 da 95,8 e a 92,8 da 95,0, ma aumenta quella futura a 100,0 da 97,9.

(articolo pubblicato su Tgcom24 del 29 dicembre 2014)

 

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