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I promossi e i bocciati nel 2014

di Mirko Spadoni

barack_obamaSeppur a ritmi incerti e modesti, la ripresa economica mondiale prosegue: nel 2014 il Prodotto interno lordo globale dovrebbe crescere del 3,3%, secondo il Fondo monetario internazionale. Ma, come è naturale che sia, i tassi di crescita differiscono da Paese a Paese: ad esempio, il nostro è l’unico tra quelli del G7 a registrare un Prodotto interno lordo negativo. Altri, invece, hanno fatto meglio.
La rinascita dell’economia statunitense è dipesa anche, tra le altre cose, dalle politiche espansive della Federal Reserve. Nel terzo trimestre del 2014, il Prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto del 5% (al di sopra delle previsioni degli analisti e della precedente stima del 3,9%): il tasso di crescita più alto dal 2003, possibile grazie all’incremento dei consumi (+3,2%) e degli investimenti delle imprese (+8,9%). Anche le previsioni per il 2015 fanno ben sperare: l’economia statunitense dovrebbe crescere del 3%. Il dato più alto dal 2005.

Le cose vanno diversamente in Cina, dove il Prodotto interno lordo è aumentato del 7,5% nel secondo trimestre e del 7,3% nel terzo su base annua. Performance lontane da quelle registrate negli anni precedenti (si tratta infatti del ritmo di crescita più basso dal primo trimestre 2009) dovute anche allo scarso contributo dei consumi, che nel secondo quadrimestre sono cresciuti del 2,4%: il tasso più basso nell’ultimo quinquennio.
Complici le sanzioni imposte dai Paesi occidentali a seguito della crisi ucraina e il calo del prezzo del petrolio, che per Mosca rappresenta una delle principali fonti di guadagno, l’economia russa ha faticato molto nel corso degli ultimi 12 mesi. Tant’è che, a novembre, il Prodotto interno lordo è calato dello 0,5%: la prima contrazione registrata negli ultimi cinque anni. Tuttavia il PIL non è l’unica preoccupazione per Mosca: dall’inizio dell’anno, l’inflazione è infatti cresciuta del 10,4%. Nonostante le (tante) difficoltà affrontate, il PIL russo è cresciuto comunque dello 0,6% nel periodo compreso tra gennaio e novembre. Ma il peggio, osservano molti analisti, deve ancora venire: secondo le stime del ministro delle Finanze russo, nel 2015 il PIL dovrebbe contrarsi del 4% mentre l’inflazione dovrebbe crescere dell’11,5%.

L’Abenomics, la politica economica del premier Shinzo Abe, non ha ottenuto gli effetti sperati in Giappone: tra luglio e settembre, il Prodotto interno lordo è calato dell’1,9% su base annua. L’ennesima contrazione che, oltre ad aver comportato l’entrata in recessione del Paese, ha costretto Shinzo Abe a rinviare l’aumento dell’IVA (per non gravare ulteriormente sui consumi) e ad anticipare le elezioni, poi vinte. Una volta riottenuta la ‘fiducia’ dei cittadini e del Parlamento, il premier non ha perso tempo: il 27 dicembre è stato un nuovo pacchetto di aiuti da 29 miliardi di euro, che non sarà finanziato attraverso l’emissione di nuovi titoli di debito pubblico, ma impiegando le entrate fiscali extra oltre i fondi già stanziati e non ancora spesi. Soldi che verranno assegnati ai governi locali e utilizzati anche per favorire i consumi delle famiglie a basso reddito e delle piccole imprese. Tokyo intende così dare un impulso al PIL dello 0,7%.

Le principali economie della zona euro come se la passano? Potrebbero stare meglio, suggeriscono i dati. Dopo anni di crescita sostenuta e pure avendo evitato la recessione per un soffio (nel terzo trimestre dell’anno il PIL è cresciuto dello 0,1%), la Germania è alle prese con un evidente rallentamento: a settembre, la produzione industriale che, dopo il precedente crollo (-4% ad agosto), ha registrato un rialzo dell’1,1%, mentre a ottobre si è limitata ad una crescita dello 0,2. Nel 2014, il Prodotto interno lordo dovrebbe comunque crescere dell’1,4%.

Un tasso di crescita identico a quello spagnolo. Pur presentando ancora diversi ritardi a livello strutturale e un elevato tasso di disoccupazione (a fine settembre era al 23,7%), la (consistente) domanda interna ha permesso al PIL della Spagna di crescere nel terzo trimestre (+0,5%) e nel quarto (+0,6%). Per il 2014, la Banca centrale del Paese prevede così una crescita complessiva dell’1,4%.

Timidi segnali di ripresa si registrano anche in Francia, che a settembre ha annunciato l’intenzione di sforare il tetto del rapporto deficit/PIL al 3%: il Prodotto interno lordo francese è cresciuto dello 0,3% nel terzo trimestre. Una performance trainata dai consumi delle famiglie e della pubblica amministrazione che hanno compensato il calo degli investimenti pubblici e privati (-0,6%).

Infine, la Grecia. Ad Atene la situazione è (leggermente) migliore rispetto al passato: dal secondo trimestre, il Paese non è più in recessione. Il Prodotto interno lordo è infatti tornato a crescere: +0,8% nel primo trimestre, +0,3% nel secondo e +0,7% nel terzo. Il PIL dovrebbe crescere complessivamente dello 0,7%. Risultati che vanno comunque accolti senza troppo entusiasmo: dall’inizio della crisi economica, il PIL ellenico si è contratto di circa il 25%. Mentre gli occupati sono circa un milione in meno rispetto ai 4,6 milioni del 2007. Tornare ai livelli precedenti alla crisi economica non sarà possibile nel giro di pochi mesi, questo è evidente. L’instabile situazione politica (la mancata elezione del presidente della Repubblica, ha costretto il governo ad indire elezioni anticipate per il 25 gennaio) rischia però di rendere il compito ancor più difficile.

 

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