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Imprese: il 2015 sarà l’anno della risalita

di Fabio Germani

corsa_investimenti_impreseSe non proprio della ripresa, il 2015 potrà essere l’anno della risalita per le imprese italiane. E ad aiutare l’industria nel suo insieme concorreranno una serie di fattori “esterni”, a cominciare dal deprezzamento dell’euro provocato dalle recenti misure straordinarie della Bce quali il quantitative easing (il massiccio programma di acquisto di titoli di Stato che prenderà il via nel mese di marzo) e dal crollo del prezzo del petrolio.
Dunque il quadro che emerge dal rapporto di Prometeia e Intesa Sanpaolo appare nella sostanza positivo. In particolare, si spiega, il fatturato dell’industria manifatturiera italiana “dovrebbe aver chiuso il 2014 in sostanziale stabilità, su livelli inferiori di circa 70 miliardi a quelli del 2011 e di 185 rispetto al picco del 2007. Il dato medio manifatturiero cela risultati eterogenei tra i settori, con la forte espansione, tra il 3% e il 4% in termini nominali, del sistema moda ed elettrodomestici e il marcato rimbalzo, superiore al 10%, di autoveicoli e moto”.
Un aspetto che si tiene a sottolineare è come in tutti questi comparti sia determinante il contributo delle vendite all’estero. Non che sia una novità, come illustrava non molto tempo fa la Fondazione Symbola nel rapporto 10 verità sulla competitività italiana. L’Italia, infatti, è uno tra i paesi più virtuosi per quanto riguarda l’export manifatturiero. Negli anni della crisi, 2008-2013 è il periodo di riferimento, l’Italia ha messo a segno un’espansione nelle esportazioni pari al 16,5%, quando Germania e Francia hanno registrato valori più bassi.
La differenza, semmai, sta nella debolezza della domanda interna, che una fase deflattiva di certo non aiuta. Tuttavia, proprio dal QE, dovrebbe giungere un ulteriore sostegno. L’effetto sperato, oltre al contrasto alla deflazione, è quello di creare un maggiore clima di fiducia e semplificare le procedure di accesso al credito da parte di imprese e famiglie e in più, deprezzandosi l’euro, le imprese maggiormente orientare alle esportazioni dovrebbero trarre vantaggi.
Ad ogni modo, si osserva ancora nel rapporto Prometeia-Intesa Sanpaolo, il successo sui mercati esteri di alcuni settori non è bastato a compensare la debolezza della domanda interna. Risultati negativi, dunque, compresi tra il -2% e il -4%, sono stati stimati per i produttori di beni intermedi (chimica e prodotti per le costruzioni soprattutto) e per l’alimentare.
La domanda interna deve essere perciò incentivata, ad esempio anche attraverso una politica fiscale più favorevole. Un rinnovato clima di fiducia potrebbe così rilanciare i consumi e spingere le imprese a investire.
Innalzare la produzione e rilanciare l’occupazione provocherebbe così un nuovo slancio all’economia. I dati pubblicati dall’Istat pochi giorni fa fanno sperare anch’essi in una risalita: +0,4% a dicembre 2014 rispetto al mese precedente e +0,1% rispetto a dicembre 2013, sebbene nel complesso la produzione industriale sia scesa dello 0,8% nel 2014 su base annua. Resta stabile, invece, la produzione industriale nell’eurozona dopo l’incremento dello 0,1% registrato a novembre.

(articolo pubblicato il 12 febbraio 2015 su Tgcom24)

 

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