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Varato il piano per promuovere il Made in Italy

di Mirko Spadoni

export2Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha firmato il decreto di attuazione per il piano per la promozione straordinaria del made in Italy, che prevede lo stanziamento di 260 milioni di euro. Soldi che, almeno teoricamente, serviranno per centrare diversi obiettivi. Vediamo quali.
Attraverso lo stanziamento di 260 milioni di euro, il ministero dello Sviluppo economico (Mise) vuole aumentare l’export di 50 miliardi nell’arco di tre anni e accrescere la capacità di intercettare investimenti esteri: si punta ad ottenere 20 miliardi di dollari di flussi aggiuntivi. Abbastanza per far fronte all’emorragia degli ultimi anni: nel 2013, osservava il Censis, gli investimenti esteri diretti in Italia sono stati 12,4 miliardi di euro (il 58% in meno rispetto al 2007).
Il ministero dello Sviluppo economico vuole però incentivare l’aumento delle imprese esportatrici, che negli ultimi anni sono state mediamente circa 200.000, come certificato dall’Istat. Un numero che, sostengono da via Molise, potrebbe crescere: 20 mila delle 70 mila imprese, che hanno le potenzialità per operare all’estero, dovrebbero-potrebbero dedicarsi stabilmente all’export. Anche grazie al sostegno della Cassa depositi e prestiti. Quest’ultima ha approvato, infatti, l’aumento delle risorse dedicate alle esportazioni e all’internazionalizzazione delle imprese, passate dai 6,5 miliardi attuali ai futuri 15 miliardi di euro (+130%).
Il piano del Mise potrà aiutare ad invertire un trend in atto da diverso tempo, forse: dal 2009 al 2013 le esportazioni – extra Ue e non – sono cresciute complessivamente meno della media dei nostri principali partner europei (il 7,5% contro l’8,4%).
Incrementando le risorse destinate alla promozione del made in Italy, si vuole dare quindi un impulso ad un settore – quello delle esportazioni – che dovrebbe contribuire in maniera determinante alla crescita economica del nostro Paese già da quest’anno. Qualche settimana fa, la Commissione europea si diceva infatti convinta che l’economia italiana tornerà a crescere nel corso dei prossimi dodici mesi (+ 0,6% nel 2015) soprattutto grazie all’export, che compenserà una domanda interna modesta.
Del resto l’incremento del reddito disponibile delle famiglie italiane, dovuto dal calo dei prezzi energetici, non si tradurrà immediatamente in nuovi consumi: quest’ultimo, pronosticava il ministero dell’Economia, verrà utilizzato per ricostituire i risparmi erosi nel corso della crisi economica. Tuttavia quello appena varato dal ministro dello Sviluppo economico non è l’unico ‘piano’ che potrebbe incentivare le esportazioni.
Attraverso il Quantitative easing (Qe) la Banca centrale europea stamperà nuova moneta, con cui provvederà a comprare sul mercato finanziario titoli di Stato. Complessivamente Francoforte intende mettere così in circolazione 1.140 miliardi di euro fino al settembre del 2016, svalutando l’euro (del resto: più moneta viene immessa nel mercato, più la valuta perde valore). La svalutazione stimolerà le esportazioni delle economie europee. Specie quelle di Paesi come il nostro: del resto, il 30% del Prodotto interno lordo italiano è riconducibile proprio alle export.

(articolo pubblicato il 2 marzo 2015 su Tgcom24)

 

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