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Spiragli per lavoro e consumi, ma il quadro resta incerto

consumi_crisi_economicaNonostante di una ripresa vera e propria non si possa ancora parlare, sono diversi i segnali, piccoli e grandi, che mostrano una lieve inversione di tendenza. Comportamenti che spesso riguardano vecchie abitudini che i consumatori avevano abbandonato negli anni più duri della crisi economica. Si pensi, ad esempio, alla ripresa avvenuta negli ultimi mesi del settore alberghiero o di bar e ristoranti.
Nelle fasi più difficili di una crisi alcuni settori possono reagire meglio di altri: molto dipende dalle nuove tendenze e dalle abitudini dei consumatori, dalle priorità percepite e dalla conseguente gestione oculata del bilancio familiare.
Il lavoro che manca e retribuzioni ferme hanno condizionato, di fatto, i comportamenti delle famiglie consumatrici. Si tenga in considerazione che tra il 2008 e il 2014 gli occupati sono diminuiti in media annua di 811.000 persone, per di più con evidenti differenze territoriali. Nel Mezzogiorno si sono persi 576 mila posti di lavoro (ovvero il 70% del calo complessivo), al Nord 284 mila, mentre il Centro ha guadagnato 48 mila occupati.
Ora l’andamento sembra, seppure di qualche decimale, in miglioramento. Anche l’indice del clima di fiducia lo attesta. I dati sulla disoccupazione, che restano comunque preoccupanti, hanno iniziato a registrare un cambio di rotta e l’Ocse ha confermato il calo del tasso di disoccupazione in Italia e nell’Eurozona. Nel nostro paese, infatti, la disoccupazione è diminuita dal 2,7% di dicembre 2014 (mese che, a sua volta, fece già registrare un timido recupero) al 2,6% di gennaio, mentre l’area dell’euro ha mostrato un’ulteriore flessione di 0,1 punti percentuali, arrivando all’11,2%.
Tra i paesi Ocse la maggiore diminuzione si registra in Portogallo (che passa dal 13,6% al 13,3%), mentre in Spagna il tasso di disoccupazione è sceso dal 23,6% al 23,4%. Esclusa la Grecia che presenta il livello più alto, sono proprio Spagna e Portogallo a mantenere un tasso di disoccupazione superiore al nostro. Ma c’è una differenza tra la Spagna e l’Italia: noi, pur partendo da una posizione decisamente più favorevole, abbiamo “appena” osservato il secondo calo consecutivo. Per Madrid i mesi consecutivi in flessione sono addirittura 17.
In Italia le esportazioni sono cresciute del 2% l’anno scorso, ma una ripresa propriamente detta non può non passare dal recupero della domanda interna. Il miglioramento dell’economia spagnola, nel suo complesso, è certificato proprio dai consumi, cresciuti dell’1,4% nell’arco dell’intero 2014. Un dato che secondo la Banca di Spagna si consoliderà nel 2015, con un notevole contributo all’espansione del Pil.

(articolo pubblicato il 13 marzo 2015 su Tgcom24)

 

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