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La Cina non cresce più come una volta

di Matteo Buttaroni

economia_cinaNonostante presenti ancora una crescita economica da far invidia a molti Paesi, la Cina continua ad avanzare a ritmi più lenti rispetto al recente passato. I dati ufficiali relativi al commercio estero sono ancora una volta in controtendenza rispetto alle stime e le prospettive di crescita per il 2015 continuano a scendere, tanto da far fissare al governo un obiettivo del 7%: il più basso dal 1990.
Già nel 2014 l’economia cinese ha rallentato mettendo a segno un +7,4% (la crescita più bassa degli ultimi 24 anni) contro il 7,7% del 2013. Un dato che è si superiore rispetto alle stime indicate dal Wall Street Journal, che si aspettava un +7,2%, ma al di sotto del 7,5% indicato dal governo.
Anche per il 2015 le stime appaiono discordanti. Mentre il premier Li Keqiang fissa come obiettivo una crescita del Pil di almeno il 7% (come già detto, l’obiettivo più basso mai fissato dal 1990), il Fondo monetario internazionale (alla luce dei risultati emersi nei primi mesi dell’anno da commercio estero, mercato del lavoro, produzione manifatturiera…) indica un 6,8% per l’anno in corso, abbassando di 0,3 punti percentuali le stime precedenti, e un +6,3% per il 2016, lo 0,5% in meno rispetto a quanto indicato in precedenza.
Leggermente più ottimista la Banca mondiale che prevede invece un rallentamento più contenuto per il 2015: +7,1%, che si indebolirà ulteriormente sfociando in un +6,9% a fine 2017.
I più recenti indicatori sembrano confermare le stime al ribasso. Il commercio estero, per esempio, ha mostrato a marzo un crollo del 15% per le esportazioni (a 143 miliardi di dollari), mentre gli economisti, anche in questo caso, si aspettavano un’inversione di tendenza rispetto all’ultimo periodo. Le stime indicavano per l’export un +12%. Di simile entità anche il calo riportato dalle importazioni: -12,7%, contro il -12% indicato dalle stime, a 139 miliardi di dollari.
Di conseguenza sono risultate sballate anche le indicazioni relative al surplus commerciale. Mentre il risultato delle previsioni avrebbe portato ad un avanzo di oltre 45 miliardi dollari, i dati effettivi lo fanno scendere a poco più di tre miliardi di dollari, in calo del 62,2% rispetto ai 60,6 miliardi di febbraio.
Guardando agli altri indicatori si può notare come l’inflazione abbia rispettato le attese attestandosi all’1,4%, perdendo lo 0,5% rispetto a febbraio. Nel dettaglio i prezzi degli alimentari sono saliti, rispetto allo scorso anno, del 2,3%. In calo invece i prezzi alla produzione: -4,6% dopo il -4,8% registrato il mese precedente.
In attesa dei dati sul Pil ci si aspettano però ripercussioni anche sul mercato del lavoro che, sebbene finora abbia tenuto abbastanza bene, potrebbe cominciare a dare i primi segnali di un progressivo cedimento. Già qualche mese fa, secondo il Fondo monetario internazionale, il tasso di disoccupazione cinese sarebbe salito oltre quella soglia del 5%, al di sotto della quale è stabile ormai da anni. Stando al Fmi oggi il tasso di disoccupazione cinese si attesterebbe al 6,3%.

(articolo pubblicato il 13 aprile 2015 su Tgcom24)

 

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