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Le variabili che frenano la risalita

soldi-euroIn un momento che ancora si presenta di incertezza sono tante le variabili che possono favorire la ripresa economica e altrettante che possono, al contrario, minarla o rallentarne i progressi. Tra le seconde, l’alto debito delle imprese che di certo ha un impatto negativo sulla crescita. Questo, in ordine di tempo, l’ultimo avvertimento del Fondo monetario internazionale (Fmi).
Secondo il Global Financial Stability Report del Fmi il nostro è uno dei paesi dell’Eurozona che più soffre tale lacuna. In particolare si spiega che in Italia il debito delle aziende resterà molto alto, almeno fino al 2020 (in aggiunta viene spiegato che i crediti in sofferenza delle banche hanno un peso notevole in questo senso). Alla stregua dell’Italia vi sono Francia, Portogallo e Spagna.
In sostanza l’indebitamento complessivo lordo delle aziende dovrebbe restare al 70% del Pil fino al 2020, nonostante – sottolinea l’istituto di Washington – “politiche monetarie accomodanti nelle economie avanzate” abbiano aiutato diversi paesi interessati “a ridurre le quote di debito privato sostenendo l’inflazione e la crescita e aumentando il prezzo delle attività”. Nello specifico a fine 2014 il debito delle imprese italiane si attestava al 76,7% del Pil quando era al 71,5% nel 2007.
Il punto è che “senza azioni correttive”, per dirla ancora con il Fmi, “la capacità di una banca di concedere prestiti potrebbe essere limitata all’1-3% in media all’anno”, considerando poi che i prestiti incagliati “riducono la disponibilità e la capacità di una banca di fornire credito”, uno dei principali problemi rilevati negli anni della crisi economica con le ripercussioni negative proprio sulle imprese in difficoltà.
Quale soluzione, quindi? Secondo il Fondo monetario internazionale sarebbe opportuno sbloccare il credito nell’Eurozona allo scopo di diminuire le sofferenze bancarie che pesano sulla redditività degli istituti di credito e che valgono oltre 900 miliardi (quelle di Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna valgono più di 600 miliardi). Dunque le aziende potrebbero “diversificare le fonti di finanziamento”, ad esempio passando al mercato dei capitali, sebbene rappresenti appena “il 36% del sistema”.
Per quanto riguarda le famiglie, infine, l’indebitamento di quelle italiane è sì aumentato, dal 38,2% del Pil nel 2007 al 42,8% nel 2014, ma si attesta a livelli inferiori rispetto alle principali economie dell’Eurozona. Per rendere l’idea: in Francia si è passati al 55,6% dal 46,5% nello stesso periodo di riferimento, in Germania al 54,4% dal 61,2% e in Spagna al 72% dall’81,1%.

(articolo pubblicato il 16 aprile 2015 su Tgcom24)

 

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