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I costi e i benefici degli stranieri in Italia

di Matteo Buttaroni

lavoratori_stranieriLa questione delle stragi di migranti nel Mediterraneo, che solo in uno degli ultimi tentativi di traversata ha portato alla morte di oltre 700 persone, ha tirato nuovamente in ballo il problema dell’immigrazione e su come gestirla, suscitando polemiche sugli stranieri in Italia e le relative spese da affrontare. Tutto ciò tralasciando, il più delle volte, alcuni fatti concreti.
Uno di questi è che, dati alla mano (in particolare quelli contenuti nel Rapporto annuale sull’Economia dell’Immigrazione 2014 della Fondazione Leone Moressa), il bilancio tra costi per l’immigrazione ed entrate è in attivo di 3,2 miliardi di euro.
Tra Irpef (6,7 miliardi di euro) e contributi versati all’Inps (8,9 miliardi di euro), nel 2012 gli stranieri hanno sborsato nelle casse dello Stato qualcosa come 15,6 miliardi di euro. Le spese, comprese quelle per l’istruzione, la sanità, gli stipendi per le forze dell’ordine impegnate in tutto ciò che concerne il fenomeno immigrazione, l’operazione Mare Nostrum, sono ammontate invece a 12,4 miliardi di euro: appunto 3,2 miliardi di euro in meno rispetto alle entrate.
Tra i contribuenti stranieri quelli che versano di più sono i romeni con una quota del 18,4% e una media di 1.793 euro. Seguono gli albanesi con il 7,3% e 1.961 euro, i marocchini con il 5,7% e 1.638 euro.
Se si calcola il bilancio per unità emerge che in media uno straniero ha versato 7.050 euro (3.250 euro di Irpef e 3.800 di contributi Inps) ricevendo solo 2.500 euro in servizi.
Il problema è che solo il 23% degli intervistati pensa, in realtà, che il rapporto tra costi e benefici sia a favore dei secondi. Il 69% è invece convinto che gli immigrati siano soprattutto un costo per le casse statali.
Importante, e molto spesso tralasciato, è anche il contributo che gli stranieri danno alla crescita economica dell’Italia in termini di produzione. Secondo lo studio della Fondazione Leone Moressa i lavoratori stranieri producono l’8,8% del Pil italiano di cui il 45,8% arriva dal settore dei servizi, il 18,4% da quello manifatturiero e il 13,3% da quello delle costruzioni. Non solo, le 497 mila imprese gestite da stranieri, che si tratti di individuali o no, generano circa 85 miliardi di euro l’anno, contribuendo al Pil per il 6,5%.
Delle imprese a guida straniera l’80,6% è una ditta individuale ed è interessante notare come nel complesso tra il 2011 e il 2013 il numero di aziende straniere sia aumentato del 9,5% mentre quelle aventi a capo un italiano sono diminuite dell’1,6%.
Nel dettaglio le ditte individuali guidate da uno straniero erano 335 mila a fine 2014, 23 mila in più (+7%) rispetto ad un anno prima, mentre quelle italiane sono diminuite di undicimila unità.

(articolo pubblicato il 21 aprile 2015 su Tgcom24)

 

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