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Non solo disoccupazione, i numeri del lavoro

lavoro_impreseTorna a crescere il tasso di disoccupazione, ora è al 13%. Una crescita che segue un andamento migliore rilevato nel mese di febbraio. E anche il tasso di occupazione, pari al 55,5%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Così, rispetto a marzo 2014, l’occupazione è in calo dello 0,3% (-70 mila) e il tasso di occupazione di 0,1 punti.
I dati sono preoccupanti, certo, ma a pochi giorni dal 1 maggio è opportuna qualche riflessione in più. Il tasso di disoccupazione, lo ricordiamo, è un indicatore che tiene in considerazione il numero di persone che cercano lavoro sul totale della popolazione attiva, senza però trovarlo. Da un lato, dunque, si assiste ad un numero consistente di persone alla ricerca di un impiego. Il problema, semmai, riguarda il calo degli occupati.
Se non riparte l’economia, le regole, da sole, possono rivelarsi insufficienti. Sono tante le risposte da dare, ancora, sul fronte del mercato del lavoro e gli indicatori complementari sono lì a ricordarlo: differenze di genere, mancata partecipazione dei giovani, part time involontario, disoccupazione di lunga durata, scoraggiati.
A marzo, ad esempio, è diminuito sia il numero di occupati per la componente maschile (-0,4%) sia per la componente femminile (-0,1%), ma il tasso di occupazione maschile – ora diminuito dello 0,2% – è pari al 64,5%, mentre quello femminile – rimasto invariato – è pari al 46,7%. Oltre al divario occupazionale, poi, persiste, pur con i dovuti distinguo, quello salariale.
Per quanto riguarda i giovani (15-24 anni), il tasso di disoccupazione, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 43,1%, in crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. I giovani disoccupati sono 655 mila e su base annua il tasso di disoccupazione giovanile si è comunque ridotto di 0,4 punti percentuali. Dal calcolo, ogni volta, sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, di norma perché impegnati negli studi.
Ma attenzione a non fare confusione: il numero di giovani disoccupati – spiega l’Istat – mostra una lieve crescita su base mensile (+8 mila, pari a +1,2%) e l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all’11%, in crescita dello 0,1% nell’ultimo mese. In soldoni: poco più di un giovane su 10 è disoccupato.
Che ad ogni modo ci siano più persone alla ricerca di lavoro può quasi apparire, per paradossale che sia, come un dato positivo. Almeno secondo il Labour Force Survey dell’Eurostat secondo cui l’Italia è maglia nera nell’Ue per numero di disoccupati che non cercano lavoro: il 13,6% della forza lavoro totale; di questi il 60% sono donne. Alle nostre spalle si piazzano Croazia (9,6% di inattivi), Bulgaria (7,6%) e Finlandia (7,4%) con valori al di sopra della media Ue (4,8%).
Un effetto combinato di scoraggiamento e difficoltà occupazioni è dato dal peso della disoccupazione di lunga durata (ovvero una situazione che può coinvolgere una persona da 12 mesi o anche più). In questo caso l’incidenza è aumentata dal 56,4% del 2013 al 60,7% del 2014 (dati Istat, media 2014). Il rischio, nel lungo periodo, è che una tale condizione si deteriori fino a diventare disoccupazione “strutturale”.

(articolo pubblicato il 30 aprile 2015 su Tgcom24)

 

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