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Il Made in Italy nei Paesi emergenti

Per il 2020 Confindustria stima una crescita del 45% per l’export di prodotti BBF verso i cosiddetti nuovi mercati
di Matteo Buttaroni

made in italySecondo quanto emerso dal Rapporto Esportare la dolce vita 2015, presentato da Confindustria in occasione dell’Expo di Milano, i prodotti Made in Italy, e in particolare quelli rientranti nella categoria BBF, sono destinati a spopolare sui nuovi mercati (quei Paesi emergenti selezionati in base alla rilevanza per l’export italiano) da qui al 2020, mettendo a segno una crescita di 45 punti percentuali nell’arco di sei anni.
Per BBF si intendono i prodotti Belli e Ben fatti del Made in Italy, ovvero una categoria in cui rientrano i prodotti finiti (del settore alimentare, dell’arredamento , dell’abbigliamento, della casa, dell’occhialeria, dell’oreficeria e della gioielleria) che rispettano due fondamentali requisiti: devono essere riconosciuti come prodotti di alta qualità dalle relative Associazioni di categoria e presentare valori medi unitari superiori alla media dei concorrenti internazionali.
Nel 2014 questa tipologia di prodotti ha generato, grazie alle esportazioni verso i trenta principali nuovi mercati, undici miliardi di euro che, secondo le stime, diventeranno 16 miliardi nel 2020 mettendo, appunto, a segno una crescita del 45%, il 27% in più rispetto alla crescita prevista per l’export di BBF verso i mercati più avanzati.
Nonostante il quadro geopolitico del Paese non sia dei più favorevoli, il principale mercato di sbocco, sempre considerando i Paesi emergenti, rimarrà la Russia con 3,5 miliardi di euro di esportazioni. Al secondo posto troveremo invece gli Emirati con 3,3 miliardi di euro, mentre al terzo la Cina con 2,2 miliardi.
Come spiega Confindustria la crescita delle esportazioni di prodotti BBF sarà trainata dall’aumento della classe benestante che, nel 2020, si pensa possa registrare un incremento di 224 milioni di unità. Una tipologia di persone che, per la maggior parte, risiederanno appunto in Paesi come la Cina, l’India o l’Indonesia, aree molto attratte dai marchi più prestigiosi del Made in Italy.
Importante sarà dunque incentivare gli arrivi turistici, facendo avvicinare ulteriormente i potenziali acquirenti direttamente a questa tipologia di prodotti (già grazie all’Expo, secondo la Coldiretti, i turisti spenderanno 750 milioni di euro per acquistare prodotti enogastronomici), e l’e-commerce che, per il livello di sviluppo nel nostro Paese (solo il 4% delle imprese vende online), priva il Made in Italy di una competitività necessaria, oggi più che mai, per il rilanciare l’Italia nel mondo.

(articolo pubblicato il 12 maggio su Tgcom24)

 

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