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Il Mezzogiorno tra ritardi ed eccellenze

start_up_grandeLe anticipazioni del rapporto Svimez 2015 hanno illustrato un quadro economico del Mezzogiorno poco lusinghiero, con toni quasi allarmistici (disoccupazione record, Pil giù da sette anni, il Sud cresce meno della Grecia…), tuttavia in linea con le rilevazioni dei precedenti anni. Il Sud vive, in effetti, un prolungato momento di difficoltà, accresciuto poi durante la crisi, ma i segnali osservati in questi mesi non sempre sono stati negativi.
È vero che il mercato del lavoro in particolare rappresenta “il luogo di maggiore allargamento dei divari” e che il tessuto imprenditoriale ha pagato caro l’impatto della crisi, ma proprio il mondo delle imprese, ad esempio, ha mostrato di recente una rinnovata vitalità.
In linea con il trend nazionale, che tra aprile e giugno, secondo la rilevazione Movimprese, ha registrato un saldo positivo di 38 mila nuove imprese, ben 13 mila di queste risiedono al Sud, con un tasso di crescita pari allo 0,68% (di poco superiore, cioè, allo 0,63% nazionale).
Anche per quanto riguarda le start up innovative, il Mezzogiorno si conferma un laboratorio interessante. Secondo i dati di inizio anno del ministero dello Sviluppo economico il numero di tali imprese è di poco inferiore a quello registrato nel Nord-Est (più staccato, invece, il Nord-Ovest) e pari al Centro. In particolare le imprese innovative legate alle energie rinnovabili e all’agricoltura – tra i settori che più sono cresciuti negli anni della crisi – spesso rappresentano al Sud dei casi di eccellenza (con una capacità occupazionale più alta che in altre tipologie di impresa).
Per quanto riguarda l’industria culturale il Mezzogiorno appare più staccato rispetto al resto d’Italia. Per incidenza del valore aggiunto di cultura e creatività sul totale dell’economia, secondo il rapporto Io sono cultura della Fondazione Symbola, il Centro si colloca al primo posto con 19,9 miliardi di euro, equivalenti al 6,3% del valore aggiunto totale dell’economia locale. A seguire il Nord-Ovest, che attraverso l’industria culturale crea ricchezza per oltre 28,2 miliardi di euro (il 5,8% della propria economia) e il Nord-Est, che sempre dal settore delle produzioni culturali e creative vede arrivare 17,6 miliardi (5,3%). Il Sud produce valore aggiunto per 12,7 miliardi di euro (4%) e la stessa dinamica vale per l’incidenza dell’occupazione creata dalla cultura sul totale dell’economia.
Purtroppo il sistema produttivo culturale del Mezzogiorno riesce ad attivare appena il 30,1% della spesa turistica, quando nelle aree del Centro-Nord ciò avviene a livelli superiori. Ma il Sud ha dalla sua che resta una meta tra le più gettonate da un punto di vista turistico, soprattutto d’estate. Federalberghi, che proprio in queste ore ha rilevato una ripresa del settore (30,4 milioni gli italiani in vacanza quest’anno, pari al 50% della popolazione), sottolinea la capacità attrattiva delle regioni meridionali, scelte dal 48% di chi organizza le vacanze in Italia. In testa la Sicilia (18% della domanda), dietro Sardegna (10,4%), Puglia (10,1%), Calabria (10%).

(articolo pubblicato il 5 agosto 2015 su Tgcom24)

 

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