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Il paradosso delle quote latte

latteTroppa produzione e quindi giù i prezzi. Questa volta però non si parla di oro nero ma di latte. La fine del regime delle quote latte rappresenta, infatti, un pericolo per molti allevatori che, senza limiti imposti, potrebbero trovarsi a fronteggiare la concorrenza estera. Per questo quasi seimila agricoltori si sono trovati a Bruxelles per manifestare contro la sospensione delle quote latte.Andiamo con ordine: introdotto nel 1984, modificato molte volte, e sospeso l’aprile scorso, il regime delle quote latte imponeva ai produttori comunitari un limite di produzione prestabilito, se superato il Paese produttore avrebbe dovuto pagare una multa. Lo scopo del regime era quello di evitare un calo dei prezzi in caso di produzione eccessiva.
Per l’Italia fu preso come anno di riferimento il 1984 e, in un primo momento, nel caso in cui un allevatore avesse superato la soglia stabilita avrebbe subito un prelievo quasi pari al valore commerciale del latte venduto in eccesso. In poche parole, per ogni litro di latte venduto oltre i limiti, il prelievo era tale da renderlo inconveniente. In seguito l’area di riferimento del controllo fu estesa al territorio interno, non veniva, quindi, più controllato il singolo agricoltore, ma la produzione complessiva del Paese di riferimento.
Con l’abbattimento dei limiti però, avvenuto in concomitanza con la crisi russa (sanzioni e successivo embargo) e il rallentamento cinese, la produzione è tornata a crescere notevolmente e, di conseguenza, i prezzi sono nuovamente crollati mettendo così in pericolo migliaia di aziende produttrici europee.
I manifestanti chiedono dunque nuove soluzioni per fronteggiare una situazione che solo in seguito alla crisi di Mosca, principale partner commerciale europeo, ha perso qualcosa come 5,5 miliardi di euro. Parte delle associazioni di categoria, Copa e Cogeca per esempio, chiedono a Bruxelles di restituire agli agricoltori gli importi pagati in multe nel periodo in cui vigevano le quote latte. Arco di tempo in cui all’Italia sono state comminate 4,5 miliardi di euro di multe per aver superato i limiti (fissati a 8,8 milioni di tonnellate nel 2009).
Ma come va oggi il mercato italiano del latte? Il nostro Paese conta ad oggi 30 mila stalle, contro le 180 mila del 1990. Il prezzo praticato dagli allevatori è di 35 centesimi al litro (contro i 38,3 centesimi al litro del 2014 e i 33,9 del 2013). Prezzi bassi ma non abbastanza da poter contrastare la concorrenza: quello ceco costa infatti 30 centesimi al litro, quello polacco 28, fino ad arrivare ai 19 della Lituania. Non è un caso che, secondo la Coldiretti, tre quarti del latte a lunga conservazione che arriva in Italia sia importato. Il risultato è che mentre il latte prodotto in Italia ammonta a ogni di tonnellate, quello proveniente dall’estero è circa 86 milioni di quintale, comportando così la perdita di 1200 occupati ogni milione importato.

 

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