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Segnali di miglioramento per i consumi

consumi2A Natale i consumi dovrebbero tornare a crescere – l’Ufficio Studi Confcommercio prevede che saranno spesi 10 miliardi, pari al 5% in più rispetto allo scorso anno –, in linea con ciò che è accaduto negli ultimi mesi.
Nel 2014, con la complicità dell’incremento del reddito disponibile certificato di recente dall’Istat, la spesa per i consumi finali è cresciuta, seppure “in misura più limitata” a causa del leggero aumento della propensione al risparmio tra le famiglie italiane.
Quanto registrato ultimamente – il lieve aumento dei consumi, della spesa finale e della propensione al risparmio – rappresenta una prima inversione di tendenza rispetto al passato, segnato da difficoltà ed incertezze che hanno costretto gli italiani ad alcune rinunce. Dopo aver compensato il calo del reddito disponibile (-0,9%) registrato tra il 2007 e il 2012 attraverso l’utilizzo dei risparmi, dal 2011 in poi gli italiani sono stati costretti a modificare le proprie abitudini d’acquisto, riducendo alcune spese considerate superflue (abbigliamento e le calzature, mobili, attività ricreative e culturali…) e rinunciando successivamente anche alle spese per la salute ed i trasporti.
In alcuni casi – si veda la spesa alimentare, l’ultima voce ad essere tagliata anche in tempi economicamente difficili –, le famiglie italiane hanno preferito ridurre la quantità e la qualità dei prodotti acquistati.
Negli ultimi mesi qualcosa è cambiato, però. I dati contenuti nel Rapporto Bes 2015: il benessere equo sostenibile in Italia dell’Istat lo certificano. Dopo un biennio particolarmente difficile, nel 2014 si sono registrati “timidi segnali di ripresa” – ad esempio, la spesa per i consumi finali è aumentata dello 0,7% – mentre le spese delle famiglie per l’abbigliamento e le calzature, i mobili, gli articoli e i servizi per la casa, le spese per la salute e l’istruzione sono tornate a crescere.
Nel 2014 l’Istat ha certificato anche qualche novità sul fronte degli acquisti alimentari (per la prima volta dall’inizio della crisi economica, sono diminuite le famiglie che hanno ridotto la quantità o la qualità degli alimenti acquistati) e non alimentari: la quota dei nuclei familiari che limitano l’acquisto di carburanti è scesa, anche grazie alla diminuzione dei prezzi finali, su cui (naturalmente) le accise incidono ancora in modo notevole.

 

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