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Lavoro, resta il nodo “inattività”

di Fabio Germani

disoccupazioneIl calo rilevato a novembre colloca il tasso di disoccupazione – ora all’11,3% – ai minimi da tre anni. Il dato rincuorante, soprattutto, riguarda la stima degli occupati che nello stesso periodo di riferimento è tornata a crescere dello 0,2% dopo le diminuzioni di settembre e ottobre: non molto, ma pur sempre un’inversione di tendenza (tra giugno e agosto la crescita degli occupati era stata dello 0,5%).
Su base congiunturale, insomma, i dati sono positivi, molto più che la stima dei disoccupati è in calo dell’1,6%, mentre il tasso di inattività resta invariato. Ma nel lungo periodo il quadro cambia e non è aspetto trascurabile, quest’ultimo. In un anno, infatti, l’inattività è cresciuta dell’1%, pari cioè a +138 mila persone inattive. Non poco, in questo caso.
Dunque gli sgravi contributivi e il contesto economico più favorevole (sostenuto dalle politiche monetarie della Bce, il calo del prezzo del petrolio, la risalita dei consumi e la conseguente ripresa del ciclo produttivo) stanno incentivando una ripartenza – ancora timida, tuttavia – del mercato del lavoro italiano. Ma la ripartenza riguarda l’Europa nel complesso (il tasso di disoccupazione nell’Eurozona si attesta al 10,5%, in calo dal 10,6% di ottobre e dall’11,5% di un anno fa), mentre si fa sentire la differenza nel numero degli inattivi.
Già l’Eurostat, qualche mese fa, aveva posizionato l’Italia ai vertici in Europa per numero di disoccupati passati alla condizione di inattività. Il dato non va trascurato poiché gli inattivi sono le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle che gli istituti non classificano come occupate o in cerca di occupazione. Nel nostro paese, poi, negli ultimi anni è cresciuta anche la “zona grigia dell’inattività”, l’area che racchiude gli inattivi che, a determinate condizioni, potrebbero risultare impiegabili.
In numeri: tra il primo e il secondo trimestre 2015 da noi è diventato inattivo il 35,7% dei disoccupati, più del doppio della media Ue (16,8%). A leggere gli ultimi dati Istat si scopre che la condizione di inattività colpisce principalmente i giovani nella fascia di età 25-34 anni: la variazione, da ottobre a novembre, del tasso di inattività è stata dello 0,9% e del 2,2% sull’anno. In questo segmento si contano, dal 2014 al 2015, 140 mila inattivi in più: se aumentano gli inattivi il calo della disoccupazione non si traduce in un incremento di nuovi occupati.

@fabiogermani

 

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