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Il terziario traina il mercato del lavoro

computer_lavoroSe ripresa c’è stata, questa ha riguardato soprattutto il settore dei servizi. Anzi, per meglio dire, quello dei servizi è stato l’unico settore a non risentire troppo negativamente degli effetti della crisi, facendo segnare 267.727 addetti tra il 2008 e il 2015, per una variazione positiva dell’1,74%.
Un trend che si è confermato, in effetti, anche negli ultimi anni a fronte di un miglioramento complessivo che ha riguardato i diversi settori di attività economica, costruzioni escluse. Stando ai dati dell’annuario statistico dell’Istat, infatti, emerge nel 2014 un aumento dell’1,6% nel comparto agricolo, dell’1,4% nell’industria in senso stretto e dello 0,5% nel terziario (-4,4% nelle costruzioni).
Ampliando l’arco temporale, comprendendo perciò gli anni più duri della crisi economica, il centro studi ImpresaLavoro ha rilevato nel terziario il settore trainante della risalita del mercato del lavoro italiano. Solo nel Lazio l’incremento è stato del 9,55% di occupati nel settore rispetto al 2008, un contributo notevole alla crescita dell’intero comparto.
Per l’Istat – anno di riferimento il 2013, in questo caso – il settore agricolo ha occupato 992 mila unità di lavoro (Ula), con una produzione di 43,9 miliardi di euro e un valore aggiunto di 24,9 miliardi di euro (+4,9 per cento rispetto al 2012), mentre il 24,1% delle aziende agricole si colloca nel Nord del paese e produce il 53% del valore del settore agricolo nazionale.
Nel periodo 2008-2015, osserva ImpresaLavoro, il calo degli occupati nell’agricoltura è stato del 3,35% (-28.636), ma otto regioni italiane hanno registrato valori diametralmente opposti: Marche (con una variazione positiva del 31,75%), Abruzzo (+30,01%), Toscana (+17,91%), Sardegna (+13,26%), Lazio (+12,43%), Friuli Venezia Giulia (+10,96%), Veneto (+5,88%) e Lombardia (+4,75%). Sono due regioni del Sud, invece, a far segnare il record negativo di posti persi nel settore: Molise (con una variazione negativa del 40,49%) e Puglia (-23,54%).
In una precedente indagine ImpresaLavoro aveva stimato una diminuzione complessiva dei lavoratori occupati pari a 656.911 unità, di cui 486 mila persi al Sud e nelle Isole, 249 mila nelle regioni del Nord. Il Centro è andato in controtendenza (+78 mila), grazie soprattutto al contributo del Lazio.
La perdita che ha investito le regioni del Sud ha riguardato tutti i settori, compresi i servizi che meglio sono andati nel totale. Cali consistenti sono stati rilevati in Abruzzo (-11,46%), Calabria (-9,31%) e Sicilia (-4,40%). Alla stregua del terziario, anche l’industria ha registrato le contrazioni più marcati al Sud e nelle Isole: Sardegna (-23,45%), Calabria (-20,37%) e Puglia (-20,34%). Voce fuori dal coro la Liguria con un -17,56% nel periodo 2008-2015.
Il settore delle costruzioni, tra i più colpiti della crisi (e non solo in Italia), merita un discorso a parte, tanto da rendere superflua una distinzione territoriale. Nel totale il comparto ha registrato una flessione senza sosta, ancora negli ultimi anni quando gli altri settori mostravano una timida ripresa. Dal 2008 ad oggi quello delle costruzioni ha perso il 23,78% degli addetti in sette anni, un’emorragia di 464 mila posti di lavoro. Contrazioni che hanno interessato certamente il Mezzogiorno, ma anche regioni quali Emilia Romagna, Valle d’Aosta, Umbria, Lombardia, Piemonte e Trentino.
Eppure nel 2015 qualche spiraglio positivo si è visto. Nel secondo trimestre dell’anno appena concluso, infatti, l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha osservato una risalita dell’occupazione (+2,3% su base annua, dopo 19 trimestri consecutivi di cali tendenziali), sostenuta anche dai miglioramenti del mercato immobiliare. Una ripartenza degli investimenti, pubblici e privati, potrebbe consolidare il recupero nel 2016.

 

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