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Così la recessione russa, tra sanzioni e petrolio

russia_putinL’export delle piccole e micro imprese italiane è cresciuto ulteriormente nel corso del 2015, questo nonostante il crollo (oltre il 30%) delle esportazioni – per effetto delle sanzioni – verso la Russia. Ma come le nostre imprese, anche quelle di altri paesi europei hanno ottenuto risultati inferiori alle attese per via del blocco.
A pagarne le spese maggiori, ovviamente, è stata Mosca. Ma non solo le sanzioni dovute alla crisi ucraina stanno pesando su una situazione economica alquanto difficile. Anche il calo drastico del prezzo del petrolio (e quello del gas) non sta aiutando l’economia russa, che si trova ora in recessione.
I dati resi noti dall’ufficio nazionale di statistica russo (Rosstat) sembrano così confermare le recenti stime di crescita globale, viste al ribasso a causa delle tensioni geopolitiche e del rallentamento delle economie emergenti. Il Pil russo ha registrato una contrazione del 3,7% nel 2015, dopo l’aumento dello 0,6% ottenuto nel 2014.
La produzione industriale, inoltre, è diminuita nello stesso arco temporale del 3,4% dopo il calo del 4,5% tendenziale a dicembre. Nel frattempo le vendite al dettaglio hanno registrato un tracollo del 10%. Si tratta, in definitiva, di un trend negativo ormai consolidato: nel periodo luglio-settembre 2015 il Pil russo era infatti sceso del 4,1% rispetto al terzo trimestre del 2014, rallentando lievemente la caduta del 4,6% registrata nel secondo periodo dell’anno. In un primo momento il Cremlino aveva previsto un calo del Pil del 3,9% (e dello 0,6% per quest’anno, per poi tornare a crescere nel 2017 dell’1,5%).
In soldoni per i paesi Brics non si prospetta un 2016 in salute, soprattutto per Russia e Brasile (anche quest’ultimo sta attraversando una fase di dura recessione), considerato anche il rallentamento della Cina (l’eccezione, in questo senso, è rappresentata dall’India).
Per il Fondo monetario internazionale le prospettive di crescita dell’economia mondiale sono meno rosee alla luce degli andamenti internazionali e la ripresa, dunque, più graduale del previsto; in particolare per la Russia attende un altro anno in recessione (-1%). Allo scopo di non far lievitare il deficit oltre il 3%, Mosca potrebbe adottare un taglio del 10% della spesa pubblica e un massiccio programma di privatizzazioni.

 

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