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La graduale ripresa dei consumi

carrello_della_spesaDa un lato il nuovo massimo storico nella fiducia dei consumatori registrato a gennaio dall’Istat, dall’altro chi sostiene che la ripresa sia tutt’altro che prossima e che, anzi, gli ultimi dati – ad esempio quelli relativi alle vendite al dettaglio – dimostrino una fase stagnante della nostra economia.
La risalita della domanda interna, quindi dei consumi, ha sostenuto il miglioramento dell’economia italiana e la crescita dell’Eurozona, di cui è stata la principale componente. Tuttavia l’andamento è risultato, negli ultimi tempi, altalenante mostrando le debolezze di una ripresa che certamente ancora non può dirsi compiuta.
Restando al solo caso italiano, a novembre 2015 le vendite al dettaglio hanno evidenziato un incremento dello 0,3% rispetto al mese precedente, mentre stabile è il valore relativo al trimestre settembre-novembre sul periodo precedente e in leggera flessione, dello 0,1%, sull’anno (novembre 2015 – novembre 2014, dati Istat).
Quanto emerge, in sostanza, è un lieve rallentamento che mostra dei segnali di ripresa – che pure non mancano – meno forti nell’ultimo periodo. C’è da considerare, ad ogni modo, l’aumento registrato nel corso degli undici mesi del 2015, che si attesta sul +0,8%, sia per gli alimentari (+1,3%) che per i non alimentari (+0,6%).
In generale, però, i consumatori (più delle imprese, stando ai dati Istat) sembrano fiduciosi sulla ripresa. A gennaio, infatti, l’indice del clima di fiducia dei consumatori è aumentato a 118,9 da 117,7 del mese precedente, segnando un nuovo massimo storico: il livello più alto dall’inizio delle serie storiche (gennaio 1995). Il clima di fiducia dei consumatori, è bene precisare, risulta in miglioramento in tutte le sue componenti.
Di contro è in calo la fiducia delle imprese. Per Confesercenti questo avviene perché l’ottimismo dei consumatori non si trasmette alle imprese. La crescita della fiducia non si sarebbe tramutata, cioè, “in una ripresa netta dei consumi e del mercato interno”. Una situazione di incertezza, dice Confesercenti, “che sta prolungando la sofferenza del tessuto economico, soprattutto nel commercio al dettaglio”.
Da cosa deriva, allora, l’alto indice di fiducia dei consumatori? Sintetizzando, dati Istat alla mano, tra gennaio 2016 e dicembre 2015 emerge un miglioramento nei giudizi sulla situazione economica dell’Italia, che si riflette anche nelle attese a 12 mesi. In maniera analoga cresce maggiormente la quota di chi ritiene migliorata la situazione economica della famiglia (e diminuiscono coloro che la considerano, al contrario, peggiorata). In questo segmento sono in diminuzione, inoltre, quanti attendono miglioramenti ad un anno e contestualmente scende la percentuale di chi teme peggioramenti, mentre cresce la porzione di chi ritiene che la situazione economica della famiglia resterà immutata. Crescono, infine, le possibilità attuali e future di risparmio e aumenta nell’ultimo mese l’opportunità ad acquisti immediati di beni durevoli.

 

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