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La lieve ripresa del potere d’acquisto

spesa_inflazioneIl valore complessivo delle vendite nei primi undici mesi del 2015 ha fatto registrare un incremento dello 0,8%, che ha interessato sia i prodotti alimentari (+1,3%) che i prodotti non alimentari (+0,6%). In quest’ultimo segmento le variazioni positive più ampie, in termini tendenziali, hanno riguardato, tra gli altri, i prodotti di abbigliamento e pellicceria (+1,4%, dati Istat). Un dato, insomma, che conferma il rilancio dei consumi avviato l’anno scorso.
Se c’è una voce di consumo che sembra preoccupare meno gli italiani, quella è proprio l’abbigliamento. Ad esempio, come fa notare l’Eurispes nel suo Rapporto Italia 2016, si è meno disposti a risparmiare e il numero di consumatori che si rivolgono a punti vendita più economici si è ridotto, passando dall’84,5% dello scorso anno al 76% di adesso. L’abbigliamento non è l’unico esempio possibile, ovviamente.
L’Eurispes ha osservato un miglioramento anche nei consumi più “superflui”, tipo quelli dedicati al tempo libero (compresi viaggi e vacanze), ai pasti fuori casa, articoli di profumeria e articoli di tecnologia. È diminuita, poi, la quota di quanti avevano ridotto le spese mediche, non pochi negli anni della crisi (anche l’Istat, in termini tendenziali, ha rilevato un aumento dell’1,1% sui prodotti farmaceutici).
Nel 2015 in Italia (e nell’Eurozona) la crescita del Pil è stata sostenuta principalmente dai consumi, grazie ad un aumento (seppur lieve) del reddito delle famiglie, una modesta dinamica inflazionistica e miglioramenti nel mercato del lavoro. In questo senso la lieve risalita del potere d’acquisto è un segnale importante, per quanto ad inizio 2016 più della metà dei cittadini, il 53,1%, abbia constatato una flessione (dati Eurispes).
Ad ogni modo la diminuzione delle persone che hanno verificato una perdita del potere d’acquisto è notevole: dal 2015 al 2016 il calo è stato di 18,4 punti percentuali, ovvero una discesa al 53,1% di adesso dal 71,5% di un anno fa. Già secondo l’Istat il potere di acquisto delle famiglie (in altre parole il reddito in termini reali) aveva fatto segnare nel secondo trimestre del 2015 un aumento dello 0,2% sul trimestre precedente e dell’1,1% sul 2014.
Per consolidare questa dinamica, però, sarà anche opportuno che giochi a favore dei consumatori il contesto internazionale, caratterizzato dal trend al ribasso dei prezzi del petrolio e il rischio deflazione per cui la Bce (Banca centrale europea) pare sul punto di adottare, a breve, nuove misure straordinarie al fine di stimolare l’economia e riportare l’inflazione in Europa verso l’obiettivo del 2%.
Durante una fase deflattiva – ovvero la diminuzione del livello generale dei prezzi che deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi – la tendenza è rinviare l’acquisto di ciò di cui si ha bisogno poiché l’abbassamento dei prezzi non stimola maggiori acquisti, ma l’accumulo di liquidità nell’attesa che i prezzi scendano ulteriormente.

 

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