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Gli attentati di Bruxelles raccontati su Twitter

di Umberto Schiavella

charles_michel_twitterProprio come era successo per l’attacco a Charlie Hebdo e per quelli del 13 novembre a Parigi, sono spuntati subito dopo le prime notizie relative all’attentato di Bruxelles gli hashtag che hanno accompagnato il susseguirsi della cronaca su quanto stava avvenendo in Belgio. Polemiche e critiche diffuse attraverso Twitter, ma anche e soprattutto per testimoniare la vicinanza alla Capitale d’Europa sotto attacco.
Ancora una volta, quindi, i social network, e in particolare Twitter, si sono rivelati essere uno strumento importante di comunicazione istantanea a supporto di situazioni di emergenza. Le autorità belghe hanno strettamente consigliato di usarli insieme alle chat, per comunicare con i propri cari e lo stesso Alexander De Croo, vicepremier del Belgio, ha personalmente annunciato dal suo profilo che le linee telefoniche erano andate in tilt consigliando di usare i servizi online di messaggistica e suggerendo poi ai cittadini di lasciare i propri wi-fi aperti per consentire a tutti di comunicare più agevolmente.
#Brussels, #PrayForBelgium e #JeSuisBruxelles sono stati gli hashtag più usati dagli utenti sparsi per il mondo e con i quali è stato possibile seguire le vicende mentre si verificavano. Altri hashtag sono stati #IkWillHelpen (voglio dare una mano), #PorteOuverte e #OpenHouse, iniziative che ricordano quanto era già successo lo scorso novembre in Francia dove i cittadini offrivano riparo nelle proprie case alle persone scampate agli attentati e rimaste bloccate in strada lontane dalle loro abitazioni. Anche Periscope, l’app di Twitter con la quale è possibile trasmettere “live” in video, ha svolto un ruolo importante nel flusso delle informazioni: testimoni oculari che attraverso l’uso di filmati girati in tempo reale raccontavano quanto avveniva davanti ai loro occhi.
Altro hashtag molto diffuso è stato #brusselslockdown usato dagli utenti su “richiesta” delle autorità che hanno ricordato ai cittadini e alla stampa di non postare informazioni relative a perquisizioni, posti di blocco e operazioni di polizia come era già avvenuto in passato per i raid anti-terrorismo.
Ma nelle ore seguenti l’attentato un ulteriore hashtag si è diffuso a macchia d’olio scalzando i trending topic di Twitter fino ad allora usati: #StopIslam. Pare che questo argomento sia nato originariamente per affermare l’opposto di quello che sembra, ossia “basta incolpare l’Islam”, ma in molti ne hanno confuso il senso credendo che dietro a questo hashtag ci sia la volontà di denigrare la fede religiosa. Come spiega l’Huffington Post, la prima ad usare questo hashtag è @LadyKing che dal suo profilo scrive: “Ci risiamo, ancora una volta veniamo incolpati per un gruppo di patetiche persone disumane che dicono di essere musulmani. Basta. #StopIslam”, intendendo dire “basta incolpare l’Islam”. In realtà #StopIslam è diventato trending topic proprio perché migliaia di persone, soprattutto musulmane, hanno iniziato a criticarlo nei loro tweet. A poche ore dall’attentato sono state ben cinque milioni le visualizzazioni relative a #StopIslam da parte di circa tre milioni di utenti unici.

 

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