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Cloud Infrastructure: fenomeno in crescita nel mondo

di Umberto Schiavella

cloudNato da un’intuizione di Amazon, il cloud Computing venne sviluppato da Google che iniziò a proporre servizi con capacità crescente a costi sempre più bassi e contenuti. Inizialmente il servizio veniva offerto in versione “freemium”, con un servizio base gratuito a tutti i suoi iscritti, mentre la possibilità di usufruire di maggiore spazio veniva (e viene tuttora) attivata a pagamento.
La prima vera concorrenza sul cloud si giocava tutta sulla sua capacità, ossia quanti megabyte e, successivamente, quanti gigabyte potevano essere acquistati ad un prezzo conveniente per gli utenti. Fu la volta di DropBox, Evernote, ma anche Microsoft e Apple, tutti concentrati sull’offerta di un certo quantitativo di memoria di archiviazione nel cloud per invogliare gli utenti finali a pagare per ottenere di più. Punto di svolta è stata ancora una volta la tecnologia che ha permesso di creare hard disk sempre più veloci (vedi SSD), nonché l’abbassamento dei prezzi delle memorie di massa. Nel 1956 il costo di un megabyte era di circa 10.000 dollari, nel 1966 era già sceso a 1.004 dollari, mentre nel 1986 a 25 dollari. Oggi siamo nell’ordine di 0,000028 centesimi, una riduzione di 328 milioni di volte in sessant’anni. Una riduzione di prezzo caratterizzata sia dalla grande accelerazione tecnologica, ma anche da una forte concentrazione del mercato passato da 18 a solo tre grandi produttori di memorie di massa: Seagate, Western Digital e Toshiba. La sfida odierna tra i competitor del cloud non si gioca più sullo spazio disponibile, sia gratuito che a pagamento, ma sulle funzionalità e sulle innovazioni della gestione dei dati, elementi che stanno facendo la differenza in questo mercato, un mercato che, per adesso, sembra non conoscere crisi, anzi, è in forte crescita.
In particolare, il fatturato generato dalla vendita di prodotti per infrastrutture (server, storage e switch Ethernet) è aumentato del 21,9% anno su anno per un totale di 29 miliardi di dollari con un fatturato, per il quarto trimestre, in crescita del 15,7% pari a 8.2 miliardi di dollari. Rispetto alla spesa complessiva, invece, la quota di vendite è salita al 32,2%. Questo è quanto risulta dalla ricerca effettuata dalla IDC, International Data Corporation, una società di analisi di mercato specializzata in Information Technology. E’ molto interessante osservare come i ricavi delle vendite di infrastrutture per il private cloud siano cresciute del 17,5% pari a 3,3 miliardi di dollari, così come i ricavi del public cloud aumentati del 14,6% per un totale di 4.9 miliardi di dollari. In maniera parallela, i ricavi nel segmento tradizionale delle infrastrutture IT sono diminuiti del 2,7% nel quarto trimestre caratterizzati da un calo rilevato in tutti e te i segmenti tecnologici: server, storage e switch Ethernet. In questi tre mercati tecnologici vi è stata una forte crescita anno su anno per i cloud pubblici e privati, mentre lo storage del cloud pubblico ha subito una flessione del 4% nel quarto trimestre.
Secondo Kuba Stolarski, Research Director for Computing Platforms di IDC, “il mercato delle infrastrutture cloud continua a vedere una crescita a due cifre, forte, con guadagni più veloci provenienti dal segmento public cloud. I clienti finali stanno modernizzando le proprie infrastrutture il public cloud continua a maturare, permettendo ai clienti di utilizzare strategie sempre più sofisticate per i loro profili di distribuzione. La continua evoluzione della clientela IT aziendale sta a significare che il public cloud continuerà la sua crescita su un ritmo costante nel prossimo decennio”.
La ricerca IDC, infine, sottolinea come i I ricavi delle vendite di infrastrutture cloud IT sono cresciuti più velocemente in Giappone, al 50% nel quarto trimestre, seguito da Asia/Pacifico (Giappone escluso) al 38,7%, Europa occidentale al 30,5%, Canada al 23,5%, e Stati Uniti al 6,6%. In Europa centrale e orientale i ricavi sono invece diminuiti del 9,3% per via delle situazioni politiche ed economiche che vanno ad incidere sulla spesa IT complessiva.
Una crescita importante per il cloud, soprattutto in vista degli sviluppi futuri per quello che gli studiosi chiamano internet delle cose che vedrà miliardi di apparecchi di ogni genere come sensori, telefoni, prese elettriche, elettrodomestici, ecc…, sempre connessi tra di loro, dove le comunicazioni M2M, da macchina a macchina, saranno mediate proprio dal cloud sia come contenitore che come erogatore della potenza di calcolo necessaria a veicolare le informazioni. Non è un caso che, proprio in questi giorni, una grande e importante azienda come Intel abbia deciso di scommettere tutto sul cloud computing con l’obiettivo di promuovere la nascita di decine di migliaia di ambienti cloud privati ed ibridi superando le attuali piattaforme pubbliche come Google, AWS (Amazon), Microsoft e private come Alibaba, Facebook e, anche Apple.

 

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