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Le lunghe attese che frenano le imprese

bureaucracyQuanto certificato dalla Commissione europea – in Italia, nel 2014 per ottenere un giudizio di primo grado in un processo civile e amministrativo occorrevano circa 520 giorni contro i 600 giorni dell’anno precedente – è un risultato solo parzialmente positivo.
Nell’Unione europea soltanto Malta e Cipro impiegano più tempo, mentre nel resto dei Paesi che hanno fornito i dati – l’elenco non include: Belgio, Bulgaria, Irlanda e Regno Unito – ne occorrono molti di meno: in Germania, il tempo per ottenere una sentenza di primo grado è inferiore ai 200 giorni.
Pur apprezzandone i recenti miglioramenti, la Commissione europea ha suggerito così all’Italia di velocizzare i tempi dei processi. Una richiesta analoga a quella avanzata anche da altre istituzioni – tempo fa, l’OCSE ha invitato il nostro Paese ad accrescere l’efficienza della giustizia civile e delle procedure fallimentari – e che non deve sorprendere: una macchina giudiziaria realmente efficiente risulta determinante per lo sviluppo dell’economia di un Paese.
Nel suo Doing Business, la Banca mondiale osserva che tempi lunghi di risoluzione delle controversie generano incertezza e infliggono costi elevati alle imprese – costi che Confartigianato ha quantificato recentemente in un miliardo di euro l’anno –, impedendogli di crescere.
Spesso le banche tendono a concedere credito (e quindi ad assumere dei rischi) soltanto in presenza di un sistema giudiziario capace di emettere una sentenza in tempi relativamente brevi. In caso contrario, finanziare una piccola impresa, magari alla ricerca del capitale necessario per aumentare la propria dimensione, diventa molto rischioso. Non a caso, la Banca mondiale ritiene che il dimezzamento dei tempi della giustizia civile inciderebbe sulla dimensione media delle imprese italiane che aumenterebbe dell’8-12%.

 

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