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Brexit: quanto perderebbe il Regno Unito?

david_cameronIl recente studio del Tesoro britannico potrebbe preoccupare non poco gli elettori che a breve, nel mese di giugno, saranno chiamati a esprimersi su una possibile uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la cosiddetta Brexit. Tale ipotesi non avrebbe soltanto ripercussioni politiche, ma, a quanto pare, anche economiche.
Secondo il rapporto il rischio più grande è quello di vivere in uno stato di “povertà permanente”. Entro il 2030 un calo del Pil del 6% e un costo per le famiglie britanniche di 4.300 sterline ogni anno (36 miliardi): a tanto ammonterebbe l’uscita del Regno Unito dall’Ue. Anche per questo il governo, e in particolare il ministro del Tesoro, George Osborne, ha parlato di pericolo recessione.
In verità il rapporto ipotizza tre scenari diversi: entrare a far parte, in caso di Brexit, dello spazio economico europeo (come la Norvegia), negoziare un accordo con l’Ue, restare membro solo dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Le cifre snocciolate in precedenza contemplano il secondo scenario, ma in ogni caso nessuno dei tre rappresenterebbe un vantaggio economico. Semmai il contrario: una perdita in termini di investimenti, per il commercio e non solo.
Un secondo studio, stavolta della Confindustria britannica, ha stimato una perdita di quasi un milione di posti di lavoro entro il 2020, per un calo della produzione quantificabile in 130 miliardi di euro. Anche il Fondo monetario internazionale ha indicato Brexit tra le possibili cause di rallentamento della crescita mondiale.
In generale l’economia del Regno Unito sta attraversando una fase positiva. Il Pil del Regno Unito è cresciuto nel quarto trimestre 2015 del 2,1% su base annua. Il tasso di disoccupazione si mantiene su livelli relativamente bassi, intorno al 5%. Le “cattive notizie” giungono, in compenso, dalla produzione industriale: una contrazione dell’1,8% su base annua a febbraio.

 

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