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Così il trend delle tasse sui salari in Italia

donne_lavoroAllo scopo di incentivare i contratti di tipo stabile il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha annunciato che in sede di legge di Stabilità il governo valuterà l’ipotesi “di anticipare al 2017 un taglio strutturale del cuneo in modo da rendere meno costoso il lavoro a tempo indeterminato”. Le parole del ministro giungono all’indomani della diffusione dei dati Inps, secondo cui in un anno i contratti a tempo indeterminato sarebbero diminuiti in corrispondenza della riduzione degli sgravi contributivi. Poletti ha inoltre indicato la consistenza, eventuale, della misura. Per il ministro, infatti, il contratto a tempo indeterminato dovrebbe costare all’impresa il 10% in meno rispetto al lavoro a termine. In altre parole ciò che Poletti propone è un taglio decisivo del cuneo fiscale.
Ma cosa è il cuneo fiscale? Si tratta della somma di tutte le imposte (dirette, indirette o sotto forma di contributi) che, a carico dei dipendenti o dei datori di lavoro, incidono sul costo del lavoro stesso: in altre parole il prelievo sulla retribuzione lorda. Stando ai più recenti dati Ocse relativi al 2015, in Italia tale indicatore è tornato a crescere. L’aumento è stato dello 0,76%, attestandosi così al 49%. Circa metà dello stipendio, insomma, è destinata a fisco e previdenza.
La classifica Ocse collocava l’Italia nel 2014 al sesto posto su 34 per il prelievo fiscale sui salari, nel 2015 al quarto. Quello italiano è il secondo maggiore incremento (alle spalle del Portogallo). Dunque a poco è valsa, in realtà, la riduzione del costo del lavoro che l’Eurostat aveva rilevato nell’ultimo trimestre dello scorso anno, attribuibile in larga parte agli sgravi contributivi introdotti con la precedente legge di stabilità.
La situazione è anche peggiore se si osserva la pressione fiscale sulle famiglie. In quelle monoreddito con due figli, cioè in cui lavora solo uno dei genitori, il cuneo risulta in aumento al 39,9% (dal 2007 al 2015 la crescita è di oltre il 4%), ma siamo comunque in terza posizione tra i paesi Ocse per quanto riguarda i nuclei della stessa tipologia in cui lavorano entrambi i genitori.

 

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