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Le difficoltà delle lavoratrici in Italia

donne_lavoroQuanto rilevato dall’Eurostat – nell’Unione europea, il più alto numero di persone che sono in grado di lavorare ma non cercano un impiego si trova in Italia – è un dato certamente poco positivo e che inoltre certifica una situazione che riguarda principalmente la componente femminile. Secondo l’Eurostat, nell’UE le persone che rientrano nella “potenziale forza lavoro supplementare” – in quanto sono in grado di lavorare ma non cercano un impiego – sono 11 milioni in tutto. La maggior parte delle quali si trova in Italia: nel nostro Paese, l’Eurostat conta oltre 3,5 milioni di persone in questa condizione, pari al 14% della forza lavoro. Il dato italiano è superiore a quello registrato in altre economie, come quella croata (9,2%), lussemburghese (7,8%), finlandese (7,7%) e bulgara (7,1%).
L’Eurostat rileva che le donne in particolare si trovano in questa condizione: nell’UE sono addirittura il 57%. Una percentuale che sale al 60% in Italia, dove il numero delle lavoratrici è cresciuto molto negli ultimi anni.
Uno studio della UIL osserva che, a differenza di quanto accaduto alla componente maschile che ha assistito alla perdita di 735mila posti di lavoro, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2015 le donne con un impiego sono aumentate di 110mila unità (+1,2%).
Per quanto significativo, l’incremento avvenuto recentemente non ha consentito alle donne di recuperare il gap che le divideva dagli uomini, ancora prima dell’inizio della crisi economica. Dati alla mano, quest’ultimi restano numericamente superiori rispetto alle prime: su un totale di 22,5 milioni di persone che risultano occupate nel nostro Paese, le donne rappresentano soltanto il 41,8%.
Una differenza (notevole) che non trova molti eguali nel resto dell’UE. Stando alle statistiche dell’Eurostat relative al 2015, tra i partner europei l’Italia presenta il secondo divario più consistente tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile (-20%). Peggio di noi fa soltanto Malta (-27,8%).

 

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