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Chi non è in cerca di occupazione

di Fabio Germani

lavoro_giovani_disoccupazioneDi recente l’Istat ha ricordato ancora una volta (nel Rapporto annuale 2016) come nel 2015 la stima del numero dei disoccupati sia diminuita in misura consistente dopo sette anni di aumento ininterrotto, mostrando così un recupero del mercato del lavoro appena avviato, ma comunque positivo. Tuttavia, pur diminuendo la permanenza nella disoccupazione, sono aumentate sia le transizioni verso l’occupazione, sia quelle verso l’inattività. Cosa significa? Per definizione gli inattivi sono le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle che l’Istat non classifica come occupate o in cerca di occupazione. È doveroso fare alcune distinzioni, però. Nel 2015, ad esempio, le forze lavoro potenziali – gli inattivi che vorrebbero lavorare ma non hanno svolto un’azione di ricerca attiva nell’ultimo mese (o che non sono immediatamente disponibili) – sono cresciute di 97 mila unità (+2,8%), superando quota 3,5 milioni di persone. In compenso gli scoraggiati, coloro che magari rinunciano alla ricerca attiva perché sfiduciati, sono invece diminuiti (il 2,1% in meno rispetto al 2014).
Ad aumentare, piuttosto, sono stati coloro che non cercano lavoro perché studiano o aspettano gli esiti di precedenti ricerche (questo segmento, insomma, non comprende persone del tutto escluse dal processo economico), mentre è diminuito, tra gli inattivi di 15-64 anni, il numero di quanti rientrano nella componente più distante dal mercato del lavoro: in pratica chi non conduce ricerche né è disponibile a lavorare (-0,6% in un anno).
Ma i numeri sono numeri e la macroarea che comprende disoccupati e forze lavoro potenziali ammonta a circa 6,5 milioni di unità, insomma a oltre sei milioni di persone che vorrebbero lavorare. Contestualmente gli ultimi dati Eurostat aiutano a comprendere meglio tali dinamiche, che ad ogmi modo sembrano pesare nel nostro paese più che altrove.
Alla fine del 2015 i disoccupati che in Italia sono passati ad una condizione di inattività rappresentano il 36,5% del totale, la percentuale più alta nell’Ue (la media europea si attesta al 18,4%). Al contrario il 13,7% dei disoccupati sono riusciti a trovare un lavoro (ma in Francia il 23% e in Spagna il 18,5%) mentre il 49,9% è rimasto disoccupato.
Nel confronto con l’ultimo trimestre 2014, le persone che nel quarto periodo dello scorso anno sono passate dallo stato di disoccupazione all’inattività sono cresciute del 4,2% (+1,4% la media europea). Dunque neppure sorprende la riduzione pari al 4% di chi è rimasto senza lavoro sul totale dei disoccupati, mentre chi ha ottenuto un’occupazione risulta in calo di un decimo di punto percentuale.

@fabiogermani

 

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