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Russia-Italia: il peso delle sanzioni sulle esportazioni italiane

putin renzi Il Forum economico di San Pietroburgo ha offerto ai Paesi dell’Unione europea la possibilità di riavvicinarsi alla Russia. Ciò vale anche per l’Italia: venerdì scorso il nostro Paese ha sottoscritto accordi commerciali con i russi per oltre un miliardo di euro. “Accordi legittimi nel quadro delle sanzioni”, ha precisato il presidente del Consiglio Matteo Renzi.Evidente il riferimento del premier alle sanzioni imposte, in seguito allo scoppio della crisi ucraina e all’annessione della Crimea da parte della Russia, dall’Unione europea a Mosca nel 2014 e tutt’ora in vigore: proprio venerdì il Consiglio europeo ha esteso la loro applicazione fino al 23 giugno del 2017, prorogando la scadenza fissata precedentemente al 31 luglio 2016.
In risposta alle sanzioni europee, nell’agosto del 2014 Mosca ha introdotto un embargo all’importazione di alcuni prodotti dai Paesi membri dell’Unione europea.
A pagare le conseguenze delle sanzioni europee e dell’embargo russo sono stati soprattutto i Paesi che intrattenevano buoni rapporti commerciali con la Federazione russa. Come l’Italia, ad esempio. Nel 2013, la Russia era l’ottavo Paese per destinazione dell’export italiano. Salvo poi perdere posizioni e diventare la tredicesima destinazione nel 2015, venendo scavalcata da Polonia, Cina, Turchia, Paesi Bassi e Austria.
Le ripercussioni economiche sono difficili da trascurare, specie in un periodo economicamente incerto come quello attuale: una recente analisi condotta dalla CGIA di Mestre osserva che l’export dall’Italia verso la Russia – l’embargo russo ha interessato diverse tipologie merceologiche (prodotti agricoli e alimentari, automobili, prodotti tessili, abbigliamento…) – è diminuito parecchio, passando dai 10,7 miliardi di euro del 2013 ai 7,1 miliardi del 2015 (-34%).

 

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