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Ripresa ancora fragile, scende a 49,8 punti l’indice Pmi

Il Governo prevede una revisione al rialzo per il Pil del secondo trimestre (+0,1%/+0,2%), intanto l’indice Pmi di Markit si porta però al di sotto della soglia dei 50 punti

crisi-economica3Già nei giorni scorsi qualche indicatore dell’economia italiana aveva dato segni di destabilizzazione, confermando la fragilità della ripresa in atto nel Paese. Basti pensare al dato relativo alla produzione industriale di giugno, in calo dello 0,4% sul mese precedente, o alla dinamica del commercio con l’estero, che da qualche mese ormai segue un andamento altalenante, fungendo meno da traino rispetto agli anni passati (a giugno per le esportazioni si è registrato un nuovo -0,4%).
L’ultima doccia gelata è arrivata, poi, qualche giorno fa con le stime preliminari del Pil, secondo le quali l’Istat prevedeva una crescita “zero” per il secondo trimestre dell’anno, con una conseguente risposta da parte della fiducia di consumatori e imprese, scesa rispettivamente di punti (da 111,2 a 109,2) e di 3,6 punti (da 103 a 99,4) ad agosto.
Tuttavia gli ultimi dati relativi al fatturato dei servizi fanno ben sperare, tanto da far prevedere al Governo un lieve rialzo delle stime definitive sul Pil che verranno diffuse venerdì (l’esecutivo stima una forbice del +0,1%/+0,2%). In particolare il settore dei servizi è stato interessato a una crescita dell’1% tra primo e secondo trimestre del 2016.
Bisogna quindi attendere il dato definitivo sul Pil del periodo aprile-giugno per tirare le somme su questo primo semestre. Nel frattempo però un nuovo segnale scoraggiante è arrivato dall’indice Pmi elaborato da Markit economics.
Si tratta di un indice che, basandosi sui sèntiment dei responsabili degli acquisti delle aziende private, viene considerato tra gli indici anticipatori più attendibili per monitorare l’andamento di un’economia. Per questo le ultime rilevazioni risultano preoccupanti.
Ad agosto, infatti, l’indice Pmi manifatturiero italiano è arretrato al minimo da venti mesi, portandosi al di sotto dei 50 punti – ovvero la soglia che divide una fase di espansione da una di contrazione – attestandosi a 49,8 punti, mostrando una debolezza riscontrata solo in Francia (48,3 punti. Nel secondo trimestre anche il Pil transalpino ha registrato una variazione nulla). Nel confronto con gli altri partner europei, invariato risulta l’indice Pmi manifatturiero spagnolo che, attestandosi a 51 punti, rimane comunque in territorio positivo. 53,6 punti, invece, per la Germania e 50,4 punti per la Grecia.

 

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