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La verità sulla produzione industriale in Italia

La perdita è stata del 22% dal 2007, secondo il rapporto dellʼUnctad. Intanto lʼindicatore cresce nellʼEurozona

lavoro_imprese-1024x683Ad agosto crescita dell’1,7%, +4,1% su base annua.

Anche in Europa, ad agosto, la produzione industriale ha fatto segnare un importante balzo in avanti: la crescita nell’Eurozona è stata dell’1,6%, dopo il calo dello 0,7% registrato a luglio (in termini tendenziali l’aumento è stato dell’1,8%). Nell’Ue-28, ritmo analogo: +1,4% dopo il -0,7% di luglio e crescita sull’anno dell’1,8%. Il dato segue quello registrato in Italia, un po’ a sorpresa secondo molti osservatori. Il rialzo dell’1,7% (+4,1% su base annua), dopo i cali congiunturali registrati a maggio (-0,6%) e a giugno (-0,3%) e la timida risalita di luglio (+0,7%), è stato infatti il migliore dall’inizio del 2016. A spegnere gli entusiasmi, però, è il Centro Studi di Confindustria, secondo cui la produzione industriale tornerà in flessione dell’1,8% a settembre.
In effetti quello atteso è un andamento altalenante, anche nell’area della moneta unica. Secondo l’Eurozone Economic Outlook elaborato da Istat, Ifo e Insee, l’indicatore dovrebbe scendere ancora nel terzo trimestre (-0,5%) per poi risalire nell’ultimo periodo dell’anno e nel primo trimestre del 2017. Il ribasso attuale deriva della debolezza della domanda estera, mentre per il prossimo futuro si prevede un miglioramento in questo senso oltre che una ripresa degli investimenti.
In Germania la produzione industriale ha fatto segnare ad agosto un rialzo del 2,5%, dopo il calo dell’1,5% del mese precedente (il peggiore degli ultimi due anni). In Francia l’indicatore è cresciuto su base mensile del 2,1%, ma risulta in diminuzione dello 0,3% sull’anno. Ad ogni modo, proprio nel confronto europeo, servirebbero tassi di crescita maggiori per recuperare terreno.

DAL 2007 -22%
Un recente rapporto dell’Uctad (la Conferenza dell’Onu su commercio e sviluppo) ha fatto emergere come nel periodo 2007-2016 la produzione industriale italiana abbia registrato una contrazione del 22%. E per quanto il trend al ribasso sia piuttosto comune, da noi le cose sono andate peggio che altrove.
Fatta 100 la produzione industriale italiana nel 2010, nel primo trimestre del 2007 l’Italia registrava quota 118 e nel primo trimestre di quest’anno è giunta a quota 92. La Germania al contrario ha mantenuto i livelli piuttosto alti, arrivando persino a superare il valore del 2007. La Francia, che pure ha perso molto, è rimasta comunque sopra la soglia base, sebbene di un punto. Anche la Spagna ha ottenuto performance migliori.
Inoltre, sul fronte degli investimenti, l’Italia è tra i paesi che negli anni della crisi ha dovuto fare i conti con un calo più consistente: dal 2007 al 2016, infatti, il crollo è stato di oltre cinque punti, passando dal 22% del Pil nel primo trimestre 2007 al 16,5% dello stesso periodo di quest’anno.

 

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