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L’export italiano nei Paesi extra-Ue

L'area MERCOSUR è quella che, insieme alla voce “altri Paesi africani", ha riportato il calo maggiore tra il periodo gennaio-ottobre 2016 sullo stesso arco di tempo del 2015. Pesa la crisi brasiliana
di Redazione

A ottobre, dopo quattro mesi consecutivi di crescita le esportazioni italiane verso i Paesi extra-Ue sono diminuite dell’1,1% rispetto al mese precedente, comportando anche una diminuzione del 2,3% su base annua.
A comportare la flessione congiunturale delle vendite, spiega l’Istat, sono stati tutti i raggruppamenti principali di beni, con l’energia e i beni di consumo durevoli che riportano le contrazioni più marcate: rispettivamente -5% e -4,5%. Le vendite di beni di consumo in generale (compresi quindi anche quelli non durevoli, -1,4%) scendono del 2,1%, quelle di beni strumentali dello 0,4% e quelle di beni intermedi dello 0,5%.

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Anche il confronto tendenziale mostra una marcata flessione per le esportazioni di beni energetici, -26,1%, e di beni di consumo durevoli, -12,3%. Le vendite di beni strumentali diminuiscono invece dell’1,3% e quelle di beni intermedi dell’1,6%, mentre crescono del 3,3% quelle di beni di consumo non durevoli (bilanciando, in parte, il dato relativo ai beni di consumo nel loro insieme, -0,6%).
Osservando la dinamica dell’export verso i principali mercati di sbocco, emerge come risultati positivi si riscontrino per le vendite verso l’area ASEAN (l’Associazione delle Nazioni del Sud- Est Asiatico), che crescono dell’11,4%, per le vendite verso la Cina, +9,5%; per quelle verso l’area OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), +1,7%; e per quelle verso il Giappone, che riportano un +7,5%.
Flessioni hanno invece interessato l’export verso Stati Uniti (-1,8%), Turchia (-16,5%), Russia (-12,3%), Svizzera (-2,9%) e area MERCOSUR (il mercato comune dell’America Meridionale verso il quale le esportazioni riportano un -3,7%).
Quest’ultima area, appunto quella relativa al mercato comune dell’America Meridionale, è quella che, insieme alla voce “altri Paesi africani, ha riportato la contrazione maggiore tra il periodo gennaio-ottobre 2016 e lo stesso arco di tempo dello scorso anno (-18,1%). Diversi Paesi dell’area, come il Venezuela e il Brasile (due dei principali membri a pieno titolo), continuano a riscontrare numerose difficoltà.
Analizzando proprio il Brasile (forse il membro dei Brics più in crisi, solo nel 2015, entrando in recessione, ha perso quasi il 4% del Pil) il Sace – nel suo Focus On Brasile: la luce in fondo al tunnel? – appare però vagamente fiducioso. Mentre nel 2015 le esportazioni italiane verso il Paese sono diminuite del 17,4%, nel triennio 2017-2019 potrebbero tornare a crescere del 3%.

 

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