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Lavoro: così il boom di voucher in Italia

In otto anni venduti 277 milioni di buoni lavoro, nel 2015 l'incremento maggiore
di Redazione

Concepiti per pagare regolarmente i lavoratori occasionali, l’utilizzo dei voucher è stato esteso a diverse categorie e tipologie di impiego negli ultimi anni, provocando non poche polemiche al riguardo. L’idea alla base del dibattito (inasprito proprio in questi giorni) è che i voucher siano uno strumento che incentiva il precariato molto più di quanto riesca a contrastare quella porzione di economia sommersa interessata.

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Questa considerazione si è rinforzata quando l’Istat ha precisato che per le sue rilevazioni stima tra gli occupati, sulla base di standard internazionali, anche chi nella settimana oggetto di indagine ha lavorato almeno un’ora. Un potenziale incremento dei livelli occupazionali, insomma, non sempre di qualità (tramite il ricorso, appunto, al lavoro accessorio).
Le polemiche sono aumentate con la diffusione degli ultimi dati Inps: l’utilizzo di voucher è cresciuto del 32% nei primi dieci mesi del 2016. Un ulteriore incremento, dopo quello registrato nello stesso periodo del 2015 sul 2014 (+67%). Il governo, da quanto si apprende in queste ore, potrebbe intervenire per tentare di arginare i casi di abuso.
Mentre nel resto d’Europa – in Austria, Belgio e Francia, ad esempio – i tagliandi vengono utilizzati per favorire l’emersione dei mini-lavori altrimenti in nero, per lo più legati a interventi di tipo domestico, già la recente Fornero aveva esteso la possibilità di associarli a più comparti e settori di attività economica. Per capirci, stando ad un’indagine dello scorso anno della CNA è il commercio (18,2%) il settore che più utilizza i voucher. A seguire i servizi (14%), il turismo (12,3%) le manifestazioni sportive (9,1%), il giardinaggio e le pulizie (7,6%), le attività agricole (7,3%), i lavori domestici (2,6%).
Il buono lavoro acquistato dal committente vale dieci euro, di cui il compenso netto per il lavoratore è pari a 7,5 euro, mentre il resto viene ripartito tra contributi, Inail e gestione del servizio. Nel 2015, riferisce una recente ricerca Inps-Veneto Lavoro, sono stati venduti 115 milioni di voucher per circa 860 milioni di euro di compensi per i lavoratori (45 mila stipendi netti) e 150 milioni destinati alla previdenza. C’è da precisare, tuttavia, che non tutti i buoni vengono riscossi nell’anno di acquisto, ma ciò potrebbe avvenire in seguito. In otto anni – dal 2008 al 2015, rivela ancora l’indagine – due milioni e mezzo di lavoratori italiani sono stati pagati con 277 milioni di voucher da 10 euro lordi.
Anche l’identikit dei percettori è cambiato nel tempo. Se all’inizio, nel 2008, l’età media del lavoratore era di 60 anni, il 78% uomini, si è passati all’età media di 36 anni nel 2015, con le donne che ora risultano essere in quota superiore. Il 60% di essi sono esordienti, cioè non hanno mai preso un voucher prima.

 

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