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Giornata mondiale dell’acqua. I numeri in Italia

Quanta acqua potabile consuma ogni persona in Italia? In media 245 litri al giorno, sottolinea l'ISTAT
di Redazione

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’ONU e celebrata ogni 22 marzo, l’ISTAT ha condotto uno studio sulle principali statistiche sulle risorse idriche. L’istituto nazionale di statistica ha evidenziato come per l’anno 2012 nelle diverse forme di utilizzo, diretto e indiretto dell’acqua, per le principali macro attività (usi civili, usi industriali, usi agricoli e produzioni di energia), siano stati consumati complessivamente 26,6 miliardi di metri cubi. Il 54,5% della domanda di acqua proviene dal settore agricolo, seguito dal settore industriale (20,7%), quello civile (19,5%) e quello energetico (5,3%). Nell’agricoltura il consumo di acqua (pari a 14,5 miliardi di metri cubi) è legato per il 93,7% alle pratiche irrigue e per il restante 6,3% alla zootecnia.

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IL CONSUMO A PERSONA
Ogni persona, sottolinea l’ISTAT, consuma in media 245 litri di acqua potabile al giorno, ossia 89,3 metri cubi. I gestori delle reti comunali di distribuzione hanno autorizzato l’erogazione complessiva di 1,63 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile nei 116 comuni presi in esame, dove risiedono 18,2 milioni di persone, circa il 30% della popolazione italiana. Sono significative le differenze, in termini di volumi pro capitale erogati, tra i 116 comuni presi in esame: si va dai 50 metri cubi annui di Crotone, circa 138 litri giornalieri per abitante, ai 140 metri cubi di Milano, ovvero circa 384 litri. La differenza – spiega l’Istituto – è dovuta da un lato da aspetti socio-economici, legati per lo più alla vocazione attrattiva del territorio e quindi alla popolazione residente e alle attività economiche presenti su scala urbana, dall’altro dalle differenti performance della rete di distribuzione.

Il GIUDIZIO DEGLI ITALIANI SULLA QUALITÀ DEL SISTEMA IDRICO
Migliora il giudizio delle famiglie sull’erogazione d’acqua nelle loro case. Infatti, la quota che lamenta un’irregolarità nel servizio è scesa dal 14,7% del 2002 al 9,4% del 2016. Disservizi che vengno segnali maggiormente in Calabria (37,5%) e in Sicilia (29,3%).
Migliora la fiducia nel bere acqua di rubinetto ma rimane comunque alto il dato relativo alla sfiducia, che passa dal 40,1% del 2002 al 29,9% nel 2016. Il livello di sfiducia è molto alto nel Mezzogiorno e raggiunge il 63% in Sardegna, il 57% in Sicilia, il 46,5% in Calabria e il 35,1% in Molise; unica eccezione la Basilicata, dove è al 16,2%. Al Centro, la percentuale più alta si registra in Toscana (38,9%); risulta piuttosto esigua al Nord, dove nelle province autonome di Bolzano (2,7%), Trento (3,7%) e in Valle d’Aosta (7,4%) si registrano percentuali ampiamente al di sotto del 10%.

L’IMPATTO ECONOMICO IN ITALIA
Il 17,6% del totale della spesa media mensile delle famiglie italiane nel 2015 è stato destinato all’acquisto di alimentari e bevande. Una crescita consistente della spesa ha interessato l’acqua minerale: +3,7% rispetto all’anno precedente, dopo la flessione del 24,4% rilevata tra il 2008 e il 2014. L’incidenza della spesa per acqua minerale su quella alimentare passa dal 2,9% del 2008 al 2,3% del 2015, e dallo 0,5% allo 0,4%.
La spesa mensile nel 2015 per i servizi legati alla fornitura di acqua (più le spese condominiali) nelle abitazioni si è attestata a 58,20 euro, riportando un +114% rispetto al 2001, con una forte accelerazione registrata negli ultimi cinque anni. Dal 2014 viene rilevata anche la spesa media mensile per la fornitura di acqua connessa all’abitazione che nel 2015 è stata pari a 13,39 euro, con un aumento dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Nel 2014, il valore complessivo della produzione – a prezzi base e in valori concatenati (con anno di riferimento 2010) – delle attività relative alla branca di attività “raccolta, trattamento e fornitura di acqua” è di 6,6 miliardi di euro, facendo segnare il valore minimo dal 1999. Rispetto alla produzione del totale delle attività economiche rappresenta lo 0,23%, valore pressoché costante nel periodo in esame. Sono 2.253 le imprese coinvolte nelle attività di “Raccolta, trattamento e fornitura di acqua” e nella “Gestione delle reti fognarie”, di cui il 37,4% è attivo nella prima attività e il 62,6% nella
seconda.

 

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