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I terremoti e la mancata prevenzione

I danni e le vittime causate dal terremoto di Ischia - di per sé di magnitudo non eccessiva - hanno riacceso il dibattito sulla prevenzione e l'abusivismo. Per il Consiglio nazionale dei Geologi "è allucinante che si continui a morire per terremoti di questa entità".
di Matteo Buttaroni

Lunedì sera, intorno alle 21, un terremoto si è manifestato sull’Isola di Ischia, interessando soprattutto il comune di Casamicciola, causando la morte di due persone, almeno 39 feriti e circa duecento sfollati. La scossa, che secondo le prime analisi diffuse sembrava fosse stata di magnitudo 3.6, ma che poi è stata innalzata a 4.0, ha creato subito una serie di polemiche – più complottistiche come quelle legate all’innalzamento della magnitudo, fino ad arrivare alla questione dei traghetti a pagamento per lasciare l’Isola – alimentando anche il discorso politico sul tema della sicurezza.

Quello che in particolare dà da pensare è come sia possibile che un sisma di così bassa entità abbia causato danni così ingenti. A lanciare un monito in tal senso è Francesco Peduto, presidente del consiglio nazionale dei Geologi. “Lascia perplesso – spiega in una nota diffusa dal CNG – come un terremoto di tale magnitudo possa provocare danni e vittime nel nostro Paese, è possibile che la magnitudo possa essere stata leggermente sottostimata ma, ripeto, è francamente allucinante che si continui a morire per terremoti di questa entità.
Il nostro Paese si conferma estremamente vulnerabile, non ci facciamo mancare niente dal punto di vista dei rischi geologici, non solo rischio sismico, ma anche vulcanico e idrogeologico. Ora sarebbe facile parlare dei ritardi della ricostruzione in Italia centrale, della necessità di accelerare interventi e azioni, ma quello che lascia più interdetti è la mancanza di atti concreti per la prevenzione”.
Anche Legambiente si sofferma sulla questione della prevenzione, puntando il dito soprattutto contro l’abusivismo. Ad Ischia, si legge in un comunicato diffuso qualche ora fa, sono circa 600 le case abusive colpite da ordine definitivo di abbattimento e 27 mila le pratiche di condono presentate in occasione delle tre leggi nazionali sulle sanatorie edilizie. Stiamo parlando di un territorio (appunto quello di Ischia) che secondo la presidente di Legambiente Rossella Muroni è da sempre simbolo di abusivismo edilizio, di cementificazione disordinata e di impunità. Numeri che appaiono ancora più sconcertanti se si allarga lo sguardo al resto della regione e del Paese. In Campania solo negli ultimi dieci anni sono state costruite circa 60 mila case abusive e, come spiega Legambiente, “non parliamo di abusi di necessità, un fenomeno terminato alla metà degli anni novanta, ma di soggetti organizzati che hanno tirato su interi quartieri, in aree dove controllano tutto. E se il cemento illegale avanza velocemente le demolizioni di immobili abusivi procedono con lentezza: in Italia, dal 2001 al 2011, solo il 10,6% degli immobili è effettivamente andato giù. Una percentuale che precipita al 4% nella provincia di Napoli e rasenta lo zero a Reggio Calabria e Palermo”.
Abusivismo a parte, quanto costerebbe mettere in sicurezza sismica l’intera penisola? Secondo i numeri contenuti nel rapporto finale di Casa Italia, ripresi da Il Sole 24 Ore, un’Italia anti-sismica potrebbe costare tra i 36,8 miliardi e gli 850 miliardi di euro. Secondo lo studio, ben 125 milioni sarebbero necessari solo per gli “esami diagnostici” di valutazione, mentre per quanto riguarda gli interventi veri e propri si parla appunto di 36,8 per quelli effettuati sui soli edifici, dei 648 comuni a rischio, realizzati in muratura portante. Stima che, si legge ancora su Il sole 24 Ore, se si includono gli edifici in calcestruzzo armato realizzati prima del 1971 (prime norme antisismiche) il conto sale a 46,4 miliardi; con quelli in cemento armato realizzati fino al 1981 il costo sale a 56 miliardi. Se poi si allarga anche il numero dei Comuni si arriva appunto a 850,7 miliardi.

 

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