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Così l’occupazione dal 2013 ad oggi

Come è cambiato il mercato del lavoro negli ultimi quattro anni, le dinamiche, le classi di età. Un'analisi di T-Mag
di Fabio Germani

“Persiste la fase di significativo miglioramento del mercato del lavoro”, affermava soltanto pochi giorni fa il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato (in audizione sul DEF). In particolare il ministro aveva ricordato il “milione di occupati in più rispetto al dato peggiore registrato nel 2013”, una considerazione a cui aveva in un secondo momento risposto l’ufficio studi della CGIA di Mestre: “In termini di posti di lavoro, il confronto, casomai, andrebbe realizzato con il punto di massima occupazione realizzato in tempi pre-crisi, ovvero nell’aprile 2008. Le ultime rilevazioni dell’Istat hanno messo in evidenza che gli occupati nell’agosto di quest’anno, pari a poco più di ventitré milioni di unità, sono quasi tornati allo stesso livello del 2008. Il monte ore lavorate, invece, è diminuito di oltre 1,1 miliardi (-5%)”. Ovvero: alla quantità non ha fatto seguito un miglioramento della qualità del lavoro. Anche perché, osservava ancora la CGIA, “se nel 2008 i dipendenti full time erano l’86% del totale, otto anni dopo si sono abbassati all’81%. Quelli a tempo parziale sono saliti dal 14 al 19% del totale”. Qual è stato, quindi, l’andamento del mercato del lavoro negli ultimi anni? L’occupazione ha registrato dei miglioramenti oppure no?

Un miglioramento dei livelli occupazionali effettivamente c’è stato: secondo gli ultimi dati Istat ad agosto il tasso di disoccupazione è sceso all’11,2% e quello giovanile al 35,1%, valori che però restano più elevati di quelli pre-crisi. Prendendo come mese di riferimento proprio agosto (seguendo, cioè, le ultime rilevazioni diffuse dall’Istat), T-Mag ha ripercorso le serie storiche mettendo a confronto gli anni 2008, 2013 e 2017.

Ad agosto 2008 gli occupati erano oltre 23 milioni, ad agosto 2013 erano quasi un millione in meno: 22 milioni e 181 mila unità. Il recupero a 23 milioni è avvenuto quest’anno, più precisamente ad aprile, fino a toccare quota 23 milioni 124 mila ad agosto. Sebbene dal 2013 al 2017 il numero di chi è in cerca di occupazione sia diminuito di 196 mila unità, il gap con il 2008 rimane consistente: all’epoca c’era oltre un milione di disoccupati in meno (2.903 ad agosto 2017; 1.678 ad agosto 2008). La ripresa (ma anche la discesa negli anni della crisi) è stata, nel complesso, appannaggio della componente maschile. Anche qui, infatti, nonostante la retorica corrente vorrebbe sempre più massiccia la presenza femminile nelle dinamiche occupazionali (sicuramente è cresciuta la partecipazione), gli uomini hanno visto diminuire drasticamente il numero di occupati, ma al tempo stesso hanno registrato un’importante risalita dal 2013 al 2017. Le donne al lavoro, semmai, sono aumentate costantemente, ma entro la soglia dei nove milioni (picco raggiunto ad agosto 2017 con 9.691 unità), marcando perciò un divario che continua a frenare lo sviluppo del paese. Al contrario gli occupati uomini si sono ridotti di quasi un milione dal 2008 al 2013, per poi risalire, più o meno sui valori precedenti, tra il 2016 e il 2017.

In merito alla tipologia occupazionale è soprattutto quella dipendente a caratterizzare il mercato del lavoro. Quest’anno il numero dei dipendenti è cresciuto rispetto ai livelli del 2008, ma nel 2013 la quota era inferiore di 637 mila unità (oggi si attesta a 17 milioni 788 mila). È vero, però, che ad aumentare sono stati – dal 2013 al 2017 – principalmente i dipendenti a termine (+617 mila, a 2 milioni 800 mila) di quelli permanenti (+503 mila, a 14 milioni 988 mila). I lavoratori, invece, che hanno subito una costante flessione sono gli indipendenti: da 5 milioni 787 mila ad agosto 2008 sono passati a 5 milioni 336 mila ad agosto 2017 (5 milioni 512 mila ad agosto 2013).

Un occhio, ora, alle classi di età. Escludiamo da questa analisi i giovani di 15-24 anni in quanto – come spiega l’Istat – “dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi” (ad agosto l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è invece pari al 9,5%). L’unica fascia di età ad avere mostrato una crescita costante del tasso di occupazione è stata quella degli over50 per effetto delle ultime riforme pensionistiche da un lato, della componente demografica (invecchiamento della popolazione) dall’altro. Così il tasso di occupazione è passato, per i 50enni e più, dal 24,5% di agosto 2008 al 31,3% di agosto 2017. Al contrario se nelle classi 25-34 anni e 35-49 anni il tasso di occupazione è aumentato su agosto 2013 (rispettivamente al 62,3% e al 73% dal 59% e dal 71,9%), i valori restano distanti da quelli che venivano rilevati nello stesso periodo del 2008: al 69,5% per i 25-34enni, al 76,3% per i 35-49enni.

@fabiogermani

 

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