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Quale impatto con l’aumento dell’Iva

Secondo una simulazione di Confesercenti, con l’innalzamento previsto dalle clausole di salvaguardia la spesa delle famiglie diminuirebbe di 23 miliardi di euro tra il 2019 ed il 2021
di Redazione

Se l’Iva sale, i consumi vanno giù. È questo, in sintesi, l’avvertimento lanciato da Confesercenti nazionale al prossimo governo. Secondo una simulazione effettuata dall’Associazione, se in Italia dovesse verificarsi l’aumento dell’Iva imposto dalle clausole di salvaguardia, l’impatto sulla domanda interna potrebbe mettere i bastoni tra le ruote ad una ripresa economica che, se rapportata ai tassi di crescita di altri Paesi europei, è già lenta di per sé.

In particolare, secondo questa analisi, con un innalzamento dell’aliquota ridotta di 1,5 punti (quindi dal 10 all’11,5%) e di quella ordinaria di 2,2% (dal 22% al 24,2%) si avrebbe un impatto notevole sui consumi, comportando una diminuzione della spesa di circa 885 euro a famiglia, per un totale di 23 miliardi di euro nell’arco del prossimo triennio. In altri termini: secondo la simulazione i consumi diminuirebbero dello 0,5% nel 2019, dello 0,8% nel 2020 e dello 0,9% nel 2021.

Come anticipato il calo della spesa avrebbe un impatto sulla crescita del Pil, che sarebbe dell’1,1% inferiore alle stime avanzate per il prossimo triennio. Nel dettaglio si parla dello 0,3% in meno nel 2019, dello 0,4% nel 2020 e dello 0,4% nel 2021.

“L’aumento dell’IVA – ha spiegato Mauro Bussoni, Segretario generale di Confesercenti – rischia di portare ad uno stop della fragile ripresa italiana, già data in indebolimento nei prossimi anni: per questo riteniamo che sia prioritario trovare una soluzione che eviti ulteriori stangate, per quanto costosa. Accantonata la sfida del voto, le forze politiche dovranno quanto prima confrontarsi con gli impegni assunti di fronte all’elettorato, ma prima ancora dovranno riflettere sulla situazione esistente. La pressione fiscale sui consumi, tra IVA, accise, bolli e quant’altro, in Italia è già molto alta. Alzare ancora il livello di imposizione porterebbe inevitabilmente ad un ulteriore frenata, lasciando sul campo, secondo le nostre stime, circa 10mila imprese del commercio, ancora in difficoltà per l’onda lunga della grande crisi. Serve una scelta politica condivisa per eliminare, una volta per tutte, questa spada di Damocle che pende sull’economia e ipoteca le leggi di Bilancio fin dal 2011”.

 

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