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Oltre la privacy: quanto vale il mercato dei dati in Europa?

Nel 2017 il ritmo di crescita del segmento è accelerato rispetto al 2016. E sul fronte occupazionale cresce il numero di professionisti impiegati
di Redazione

Il caso Cambridge Analytica potremmo definirlo la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ma la tutela della privacy – ai tempi dei social media – è di stretta osservanza, e non da oggi. Le misure non sempre si sono rivelate efficaci, fatto sta che a partire dal 25 maggio 2018 diventa operativo nell’Unione europea il Gdpr (General data protection regulation), il regolamento su privacy e dati.

In cosa consiste il Gdpr? La materia è complessa. Sintetizzando al massimo, il regolamento prova ad uniformare le leggi presenti in Europa sul trattamento dei dati personali – a cominciare dalla richiesta di consenso – e le principali destinatarie sono le aziende che gestiscono le informazioni (dei clienti, si pensi alla profilazione per poi proporre marketing mirato, ma anche dei dipendenti). Se il rispetto della privacy è un aspetto fondamentale per la fiducia che consumatori o fruitori di un servizio concedono alle aziende, dall’altro non si può non osservare il lato economico dei dati. Che però, va precisato, non riguardano esclusivamente gli utenti che – ad esempio – si collegano ad un sito di e-commerce, ma un sistema tanto più sofisticato che può comprendere istituzioni, aziende, lavoratori.

Stando all’ultimo aggiornamento di uno studio già pubblicato dalla Commissione europea sull’economia dei dati relativa allo scorso anno, nel 2017 il ritmo di crescita del segmento è accelerato rispetto al 2016. L’economia dei dati dà lavoro a milioni di persone e ha raggiunto un valore – nel totale delle attività ad essa legate – pari a 335,5 miliardi di euro, registrando un aumento dell’11,8% sull’anno precedente, corrispondente al 2,4% del Pil dell’UE28. Nello specifico il tasso di crescita del mercato dei dati nell’UE28 ha registrato un +9% su base annua, superando i 65 miliardi di euro (erano 47 miliardi nel 2013). La dinamica positiva è comune a tutti gli Stati membri, ma con qualche variazione. Molto dipende, infatti, dal grado di innovazione, dimensione delle imprese e altri fattori che rendono un paese più all’avanguardia di un altro. Non a caso è in Germania, nei Paesi Bassi e in Irlanda che si osservano ritmi di crescita superiori alla media europea. Ad ogni modo sei paesi – Francia, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito – rappresentano tre quarti del mercato UE28.

I fornitori di dati provengono soprattutto dall’ICT e dalle industrie di servizi professionali e il loro numero nell’UE28 è cresciuto a 276 mila nel 2017, il 15% di tutte le società che operano in questi due settori. Sul fronte occupazionale già in precedenza avevamo osservato che l’economia dei dati dà lavoro a milioni di persone, per la precisione 6,7 milioni di professionisti, il 3,2% della forza lavoro totale, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. C’è un però: la crescente esigenza in numerose aziende di capacità relative alla gestione dei dati non è pienamente soddisfatta, creando uno squlibrio – pur in presenza di una domanda dei “professionisti dei dati” in eccesso – tra le competenze richieste e quelle effettivamente offerte.

 

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