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Il peso della corruzione: giù investimenti esteri, su il costo degli appalti

Secondo uno studio Unimpresa il fenomeno ha “mangiato” 10 miliardi di euro l’anno di prodotto interno lordo per complessivi 100 miliardi in un decennio
di Redazione

La corruzione è, per un Paese, un freno alla crescita economica. Non è certo una gran scoperta, ma in questi giorni la questione è tornata a galla dopo l’ennesimo caso, che stavolta ha riguardato il progetto del nuovo stadio della Roma. Anni fa circolavano cifre (molto alte, 60 miliardi di euro) sui costi diretti della corruzione, in seguito smentite da dati più puntuali. Ad ogni modo il fenomeno rappresenta un’autentica zavorra e una recente indagine di Unimpresa lo conferma.

Il primo effetto è la riduzione degli investimenti esteri, che secondo Unimpresa andrebbero a diminuire del 16% (mentre aumenta del 20% il costo complessivo degli appalti). «Negli ultimi dieci anni – prosegue Unimpresa – la corruzione ha “mangiato” 10 miliardi di euro l’anno di prodotto interno lordo per complessivi 100 miliardi. Le aziende che operano in un contesto corrotto crescono in media del 25% in meno rispetto alle concorrenti che operano in un’area di legalità. E, in particolare, per le piccole e medie imprese hanno un tasso di crescita delle vendite di oltre il 40% inferiore rispetto a quelle grandi». Lo studio di Unimpresa parte dal presupposto che il costo della corruzione nell’Ue raggiunge i 120 miliardi di euro l’anno, pari all’1% del Pil dell’Unione europea. La corruzione, come detto, può far aumentare del 20% i costi complessivi dei contratti di appalti pubblici. A causa della corruzione ogni anno nel mondo va sprecato circa il 3% del Pil.

Secondo una recente analisi internazionale, il peggioramento di un punto dell’Indice di percezione della corruzione in un campione di paesi determina una riduzione annua del prodotto interno lordo pari allo 0,39% e del reddito pro capite pari allo 0,41% e riduce la produttività del 4% rispetto al prodotto interno lordo. Partendo da qui, Unimpresa osserva che nel decennio 2001-2011 l’Italia ha registrato un crollo del proprio punteggio nel Cpi (l’indice di percezione della corruzione, appunto) da 5,5 a 3,9. Dunque a quanto ammonterebbero le perdite? Alla luce dei dati si può stimare una perdita di ricchezza causata dalla corruzione pari a circa 10 miliardi di euro annui in termini di prodotto interno lordo, circa 170 euro annui di reddito pro capite ed oltre il 6% in termini di produttività. E a rimetterci, tra le imprese che operano in un contesto corrotto, sono soprattutto le Pmi con un tasso di crescita delle vendite di oltre il 40% inferiore rispetto a quelle di grandi dimensioni.

 

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