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I costi sociali della violenza domestica

I danni non sarebbero solo sociali e di tipo psicologico. Secondo uno studio l'impatto, diretto e indiretto, è stimabile attorno all'11% del Pil globale
di Silvia Capone

Il recente caso di violenza a Torino, episodio in cui una donna è stata accusata di maltrattamento in famiglia nei confronti della sua fidanzata, dimostra che la violenza domestica non ha genere. Secondo la definizione che ne dà l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la violenza domestica è «un fenomeno che riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico, sessuale e le varie forme di comportamenti coercitivi esercitati per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare», anche se viene spesso imputata solamente agli uomini sia perché i casi sono numericamente maggiori, sia perché i maltrattamenti domestici compiuti dalle donne non finiscono quasi mai con un omicidio o con una violenza fisica grave.

La violenza compiuta all’interno delle mura di casa è difficilmente quantificabile ed infatti non esiste una rilevazione che includa solo la violenza domestica propriamente detta, ovvero perpetuata da partner – o ex partner – sia su uomini che donne, in ogni caso l’Istat stima che sono 2 milioni e 800 mila le donne che hanno subito in tutta la vita almeno una forma di maltrattamenti fisici o verbali – non si calcola quindi quella psicologica – dal proprio compagno, mentre Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la Sanità pubblica, sostiene che siano 5,3 milioni all’anno gli abusi domestici con vittime donne, con una percentuale del 15% di violenze domestiche subite dagli uomini.

Il dato risulterebbe anche sottostimato perché si ritiene che almeno il 73% dei casi di violenze domestiche non sia registrato. La violenza domestica, più delle altre forme, è latente, e non sempre riconoscibile per diversi fattori: innanzitutto è commessa dal partner, quindi è spesso nascosta e scusata dietro retaggi di dinamiche di coppia considerati normali, quali la troppa gelosia e il “troppo amore”. A questo consegue che la violenza domestica non si traduce solo in maltrattamenti fisici o insulti espliciti, ma è prima di tutto psicologica – e perciò difficile da definire e da riconoscere dato che le stesse vittime non si considerano tali – e sessuale, con confini ancora più labili se perpetrata all’interno di una coppia. Se la situazione delle donne si sta pian piano emancipando e quindi aumenta la consapevolezza e di conseguenza aumentano le denunce (anche se non per questo i casi diminuiscono), per gli uomini è ancor più complicato sia perché risentono del proprio “ruolo” nella società e della retorica che rende difficile comprendere come sia possibile che un uomo sia violentato dalla sua compagna, sia perché difficilmente i maltrattamenti domestici sugli uomini si concludono con episodi di violenza fisica grave.

Uno dei pochi studi al riguardo condotto dall’Università di Siena con la stessa metodologia usata dall’Istat nel 2006 e relativo al 2011, su un campione di uomini tra i 18 e i 70 anni, ha rivelato che il 63% degli intervistati ha subito una minaccia di esercitare violenza, il 60% graffi, morsi, capelli strappati, il 51% è stato vittima di lancio di oggetti, mentre il 58% di percosse con calci e pugni (58,1%). Le ripercussioni indirette riguardano però anche i bambini. Infatti, secondo Save the Children Italia, negli ultimi cinque anni sono 427 mila i minori che sono stati vittima di violenza assistita, ovvero che erano presenti, ma non vittime dirette di episodi di maltrattamento. Le conseguenze secondo l’organizzazione riguarderebbero ritardi nello sviluppo fisico e cognitivo dei bambini, ansia e depressione, nonché un’abitudine alla violenza domestica che si potrebbe manifestare da adulti.

I danni però non sono solo sociali e di tipo psicologico, i costi economici non sono infatti trascurabili: secondo uno studio di due ricercatori statunitensi, nell’ambito dei progetti del Copenaghen Consensus il costo sociale, sia diretto che indiretto, della violenza domestica è stimabile attorno all’11% del Prodotto lordo annuo globale, 9.500 miliardi di dollari, la sola violenza tra «partner intimi» arriva a pesare sulla collettività per 4.423 miliardi, il 5,18% del Pil del mondo. Il portale Epicentro in uno studio che cerca di quantificarne il fenomeno, calcola che il costo economico della violenza domestica sia pari a 1,8 miliardi di dollari, con otto milioni di giornate di lavoro perse all’anno dalle vittime, a cui si aggiungono circa 4 miliardi di dollari di spesa che lo Stato deve sostenere per le cure mediche e psicologiche per i maltrattati.

 

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