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La «questione rifiuti» in Italia, in cifre

Il governo ha siglato il 19 novembre il protocollo d'intesa sui rifiuti. I numeri dell’illegalità ambientale di Legambiente
di Redazione

In questi giorni è tornata al centro dell’agenda la questione rifiuti, anche a seguito delle polemiche interne all’esecutivo Conte sull’impiego di termovalorizzatori. Nella giornata di lunedì, 19 novembre, è stato firmato dal governo a Caserta il protocollo d’intesa sui rifiuti, un accordo -per dirla con il presidente del Consiglio – che «coinvolge sette ministeri» e «sta a significare una particolare sensibilità e determinazione del governo» a contrastare roghi, discariche abusive e traffico dei rifiuti. «L’obiettivo – ha quindi aggiunto Conte – è tutelare la salute delle popolazioni che vivono su questo territorio della terra dei fuochi».

A proposito di terra dei fuochi, una panoramica per comprendere meglio ciò di cui si sta parlando la fornisce Legambiente: «Dal 1991 al 2013 Legambiente ha censito ben 82 le inchieste per traffico di rifiuti che hanno incanalato veleni da ogni parte d’Italia per seppellirli direttamente nelle discariche legali e illegali della Terra dei fuochi, gestite della criminalità organizzata casertana e napoletana; inchieste concluse con 915 ordinanze di custodia cautelare, 1.806 denunce, coinvolgendo ben 443 aziende: la stragrande maggioranza di queste ultime con sede sociale al centro e al nord Italia. Una vera invasione di veleni dal centro-nord alla Terra dei Fuochi, assegnando alla Campania il ruolo, certo non voluto, di “pattumiera d’Italia”. In questo ventennio, lungo le rotte dei traffici illeciti, è viaggiato di tutto: scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, polveri di abbattimento fumi, morchia di verniciatura, reflui liquidi contaminati da metalli pesanti, amianto, terre inquinate provenienti da attività di bonifica».

La legge 68 del 2015 sugli ecoreati, ha permesso un serie di importanti risultati sul fronte repressivo. Questa la fotografia dell’illegalità ambientale scattata nell’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente: «La sempre più efficace e diffusa applicazione della legge 68 e l’impennata delle inchieste sui traffici illegali di rifiuti sono anche all’origine dell’incremento registrato nel 2017 degli illeciti ambientali, che sono 30.692 (+18,6% per cento rispetto all’anno precedente, per una media di 84 al giorno, più o meno 3,5 ogni ora), del numero di persone denunciata (39.211, con una crescita del 36%) e dei sequestri effettuati (11.027, +51,5%). Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso è stato verbalizzato il 44% del totale nazionale di infrazioni. La Campania è la regione in cui si registra il maggior numero di illeciti ambientali (4.382 che rappresentano il 14,6% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia (3.178), dalla Puglia (3.119), dalla Calabria (2.809) e dal Lazio (2.684)».

 

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