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Il gender gap dell’economia digitale

Le donne nel settore Ict sono poche e guadagnano in media il 20% in meno degli uomini, lo sostiene Il nuovo rapporto della Commissione europea, in cui l'Italia è agli ultimi posti, nato per monitorare la situazione di disparità digitale
di Redazione

Che la situazione femminile nel campo del digitale sia ancora lontana dalla parità con quella degli uomini è evidente e viene confermato anche dal primo rapporto, previsto come annuale, della Commissione europea sul tema: “Women in Digital European scoreboard”, il nuovo quadro di valutazione che nasce con l’obiettivo di mostrare il livello di inclusione delle donne nella digital economy in base a tredici indicatori appartenenti a tre aree quali l’utilizzo di internet, le skills degli utenti e le abilità specialistiche in relazione al mondo del lavoro.

In generale, il rapporto evidenzia che il gap è presente in tutta l’Unione europea che mostra un ritardo diffuso: nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, solo uno specialista su sei è donna. Ma il dislivello nasce dalla diversa formazione universitaria scelta, e a confermare ciò i dati mostrano che è donna solo un laureato su tre nelle discipline “Stem”, ovvero le facoltà di scienza, tecnologia, ingegneria e informatica, da sempre appannaggio maschile.
Altro fronte sul quale il gap di genere è tangibile riguarda le retribuzioni, ambito in cui già in generale la parità è sconosciuta, che nel settore dell’Itc si presenta con guadagni delle donne medi inferiori di circa 20% rispetto agli uomini.
In particolar modo, il nostro paese si trova agli ultimi posti della classifica stilata dalla Commissione europea. Analizzando le aree di valutazione, l’Italia ottiene una media di 35 punti per l’utilizzo di internet, contro una media europea di 50,2, quasi 38 punti nelle skill degli utenti femminili della rete di contro ai 53 punti raggiunti dalle donne europee ed infine le capacità specialistiche e l’occupazione, in cui il paese ottiene quasi 39 punti e l’Europa 44, è l’area con lo scarto minore.
A guidare la classifica sono, prevedibilmente, i paesi del nord Europa, Finlandia e Svezia, che ottengono un punteggio complessivo vicino ai 70 punti, mentre peggio dell’Italia fanno solo Grecia, Romania, Bulgaria.
Un precedente studio della Commissione europea, sul quale si basa anche il “Women in Digital European scoreboard”, sottolinea anche i risvolti economici del gender gap in ambito digitale. Stando ai dati del rapporto, la produttività dell’economia europea bruciata in un anno, a causa dalle donne che abbandonano il proprio lavoro in ambito digitale, è di circa 16,2 miliardi di euro. Un dato al quale se ne aggiunge un altro: nonostante le start up a conduzione femminile abbiano in generale maggiori probabilità di successo, si registra una diminuzione nella partecipazione, nella leadership e negli investimenti nel settore digitale imprenditoriale “rosa”.

 

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