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Come cambia la fruizione di notizie

In Italia, come negli Stati Uniti, la televisione resta al primo posto, ma cede nell'ultimo anno una quota della sua utenza. Cresce il digitale, ma i social perdono qualcosa in termini di credibilità
di Redazione

È online, già da ieri ormai, martedì 18 dicembre, il nuovo giornale online fondato da Enrico Mentana, Open. Un progetto nato con il passaparola via social (Mentana annunciò la volontà di aprire un quotidiano in estate su Facebook) con lo scopo di creare una redazione piuttosto giovane, prettamente under 33. Un giornale giovane per i giovani – sintetizzando al massimo –, anche per dare una scossa ad un settore altrimenti troppo ingessato. Le pubblicazioni, partite da qualche ora, sono pensate per essere fruite soprattutto tramite smartphone, il mezzo – non a caso – preferito dai giovani per informarsi. Ma qual è lo stato dell’arte della comunicazione e dei media in Italia? Per rispondere a questa domanda, come è nello stile di T-Mag, siamo andati a spulciare qualche dato.

Ci viene incontro il rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del paese, presentato di recente. In generale la televisione resta il medium preferito un po’ da tutti – giovani e più adulti –, anche se di meno rispetto al passato. C’è da considerare, tuttavia, che la tv sta cambiando – in particolare le abitudini di fruizione dei programmi –: in percentuali, la tv digitale terrestre e la tv satellitare si attestano, rispettivamente, all’89,9% e al 41,2% di utenza tra gli italiani (entrambe cedono il 2,3% di pubblico nell’ultimo anno), mentre continuano a crescere la tv via internet (web tv e smart tv possono contare su una utenza del 30,1%, +3,3% in un anno) e la mobile tv (che è passata dall’1% del 2007 all’attuale 25,9% di spettatori, con un aumento del 3,8% nell’ultimo anno). Anche la radio tradizionale cede lievemente il passo per fare posto ad una fruizione di tipo “mobile”.

Gli italiani che usano internet – spiega ancora il Censis – passano dal 75,2% al 78,4%, con una differenza positiva del 3,2% rispetto allo scorso anno e del 33,1% dal 2007. Quelli che utilizzano gli smartphone salgono dal 69,6% al 73,8% (con una crescita annua del 4,2%, mentre ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). Gli utenti dei social network aumentano dal 67,3% al 72,5% della popolazione. Continuano ad aumentare gli utenti di WhatsApp (il 67,5% degli italiani, l’81,6% degli under 30), mentre più della metà della popolazione fa ricorso ai due social network più popolari: Facebook (56%) e YouTube (51,8%). Notevole è il passo in avanti compiuto da Instagram, che arriva al 26,7% di utenza (e al 55,2% tra i giovani), mentre Twitter scende al 12,3%.

I media a stampa stanno al contrario attraversando una crisi profonda, a cominciare proprio dai quotidiani, che nel 2007 erano letti dal 67% degli italiani, ridotti al 37,4% nel 2018. Questo calo, però, non è stato compensato dai giornali online, che nello stesso periodo hanno registrato un aumento dell’utenza solo dal 21,1% al 26,3%. Invece, aggregatori di notizie online e portali web di informazione sono consultati dal 46,1% degli italiani. Nel campo dei periodici, restano stabili i settimanali (il 30,8% di utenza, -0,2% in un anno) e i mensili (il 26,5% di utenza, -0,3%).

Qui ora viene il bello. Nella graduatoria dei media che gli italiani utilizzano per informarsi, telegiornali e Facebook sono ancora in vetta. I tg rafforzano la loro funzione (l’utenza passa dal 60,6% del 2017 al 65% del 2018), nell’ultimo anno Facebook ha subito una battuta d’arresto (-9,1% di utenza a scopi informativi). Il calo ha coinvolto anche YouTube (-5,3%), Twitter (-3%) e la rete in generale (i motori di ricerca hanno perso il 7,8% di utenza a fini informativi). In particolare, Facebook perde il 15,8% degli utenti a scopi informativi tra gli under 30 (dal 48,8% al 33%), mentre i motori di ricerca passano dal 25,7% al 16,5% (-9,2%), YouTube dal 20,7% al 17,6% (-3,1%), Twitter dal 10,6% al 3,9% (-6,7%). Dati interessanti, che sicuramente i giornali “nativi digitali” devono (e dovranno, se il trend verrà poi confermato) prendere in considerazione.

Numerosi sono gli utenti delle tv all news (22,6%) e dei giornali radio (20%), mentre solo il 14,8% degli italiani ha letto i quotidiani cartacei negli ultimi sette giorni per informarsi (e solo il 3,8% dei giovani). La radio ottiene il primato della credibilità, con il 69,7% di italiani che la considerano molto o abbastanza affidabile. La televisione è considerata affidabile dal 69,1%. Anche la stampa viene considerata molto o abbastanza affidabile da una quota maggioritaria di italiani: il 64,3%. Nella parte inferiore della graduatoria si collocano invece i siti web d’informazione: solo il 42,8% degli italiani li considera credibili. Ultimi in classifica i social network, ritenuti non del tutto affidabili dal 66,4% degli italiani. Sono gli anziani a essere i più diffidenti (78,2%), mentre il 45,8% dei giovani li considera molto o abbastanza credibili. Insomma, si accede all’informazione meno rispetto agli ultimi anni tramite social e, soprattutto, si comincia a registrare una maggiore diffidenza.

È curioso, infine, il confronto con gli Stati Uniti, paese in cui già dai tempi delle prime campagne di Obama – ma l’approccio a tale analisi è accresciuta con le presidenziali del 2016 – la ripartizione dei contatti informativi (tv, giornali, radio , web) è un fattore dirimente, o quasi, per capire l’esito di un’elezione. Anche gli americani, in questo caso ci informa il Pew Research Center, prediligono la tv per informarsi, sebbene la quota di quanti lo fanno online sia passata dal 28% del 2016 al 34% del 2018. Tuttavia il digitale è la modalità di fruzione per le notizie preferita dai giovani (in realtà la fascia presa in considerazione è piuttosto ampia, entro i 50 anni), il 76%. Tra chi ha più di 50 anni la quota si attesta al 43%. È in tale contesto, dunque, che si muovono i giornali online, nuovi e non.

 

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