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Benessere e disuguaglianze sociali in Italia

Non solo Pil, lo sviluppo di un paese passa anche per altri indicatori quali salute, sicurezza e ambiente

di Redazione

Per determinare lo sviluppo di un paese diventa crescente l’importanza che si attribuisce al benessere non solo sul piano economico, ma anche della società in generale, e questo parametro di valutazione sta avendo sempre maggior rilevanza. Così uno dei capitoli del Rapporto annuale dell’Istat analizza il benessere e la crescita economica dell’Italia in un quadro multidimensionale, offerto dal BES (Benessere equo e sostenibile).

Dall’analisi dell’Istituto di ricerca emerge in generale che negli ultimi dieci anni sono migliorati i risultati di indicatori quali Salute e Benessere soggettivo, Politica e Istituzioni, Sicurezza e Ambiente, ma, nonostante ciò permangono forti disuguaglianze legate al territorio, al livello di istruzione della popolazione, all’essere donna in un mondo del lavoro che rende difficile una conciliazione dei tempi vita-lavoro e alla generazione di appartenenza.

Per quel che riguarda le disuguaglianze territoriali, queste sono soprattutto di natura economica: l’incidenza di povertà assoluta tocca il massimo nel Mezzogiorno, area in cui passa dal 5,2% del 2008 all’11,4% del 2018. Il livello di istruzione invece fa variare, ovviamente, quello legato al reddito e all’occupazione, ma fa registrare marcate disuguaglianze in termini di salute sia con riferimento alla speranza di vita – un livello di istruzione inferiore è correlato ad una quota rilevante di rischi di mortalità -, sia all’adozione di stili più salutari, ad esempio si rileva tra gli over 25 in sovrappeso nel 2018 un gap di 24 punti percentuali tra coloro che hanno un basso titolo di studio rispetto a quelle che sono più istruite.

Un livello di istruzione più alto è anche associato a maggiori livelli di fiducia negli altri, in questo caso la differenza percentuale di coloro che ritengono che gran parte delle persone siano degne di fiducia è di oltre 20 punti, a favore dei ben istruiti.

Per quanto concerne il genere, le disuguaglianze maggiori si mostrano nel mondo del lavoro, specialmente sul piano della qualità del lavoro: il 19,5% delle donne è occupato in un part time involontario, condizione che interessa poco meno del 7% degli uomini.

Disuguaglianze evidenti si mostrano anche in base alla generazione di appartenenza. I giovani risultano essere fortemente sfavoriti sia in termini occupazionali che di benessere economico: gli under 34 si trovano più frequentemente in condizioni di povertà assoluta con un divario di 8 punti percentuali rispetto alle generazioni più anziane che fa registrare livelli di povertà sostanzialmente stabili. Altre disuguaglianze generazionali sono evidenti nella partecipazione civica e politica, e per le relazioni amicali e sociali in generale, indice nel quale i giovani evidenziano un calo di tre punti dal 2011 al 2018. Non tutte le differenze tra giovani e meno giovani sono a discapito dei primi, infatti un dato positivo è la percezione ottimistica sempre più accentuata che i ragazzi di età compresa tra i 20 e i 34 anni hanno del futuro, in questo caso la percentuale passa dal 44,6% del 2012 al 56% dello scorso anno.

 

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