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Disuguaglianze dei redditi, i fattori che causano le differenze

L’Inps ne individua tre maggiori: genere, classe d’età e area geografica in cui si lavora

di Redazione

Il XVIII Rapporto annuale dell’Inps, che descrive l’attuale scenario socioeconomico dell’Italia, presentato qualche giorno fa, indaga le disuguaglianze dei redditi personali, tema in risalto da tempo con la crisi economica, dato il dilemma se sia stata la congiuntura economica negativa a determinare le disuguaglianze sociali o se questa ne ha solo accentuato gli effetti. L’Inps sottolinea, raccogliendo per questo rapporto le serie storiche dal 1975, che le maggiori differenze di reddito si riscontrano in base a tre fattori: genere, classe d’età e area geografica in cui si lavora.

Per quanto riguarda il genere, secondo i dati del rapporto in Italia si osserva ancora una penalizzazione poco inferiore al 30% dei salari medi tra donne e uomini. Il dato è influenzato da due forze opposte: da una parte l’aumento dei salari ricevuto dalle donne, dall’altro un aumento della partecipazione femminile al lavoro, soprattutto in forma di part time, che quindi pesa con una maggior incidenza di bassi redditi. Inoltre il gap emerge sempre maggiore all’aumentare dei percentili lungo la distribuzione dei salari: nella “top 10%”, il 23% sono donne, mentre nell’1% la quota femminile scende al 15%, dato che si abbassa ulteriormente al 7,5% se si considerano nel “top 0,01%”.

Per confrontare il gap salariale in base all’età, l’Istituto ha classificato i lavoratori in tre fasce: i giovani – tra i 15 e i 29 anni – gli adulti – i 30-49enni- e gli anziani, coloro di 50 anni e più. Fatta 100 la media dei redditi sulla popolazione in ogni anno, i redditi dei giovani sono 55, quelli degli adulti arrivano a 103, mentre quelli degli anziani fino a 126,4. La serie storica evidenzia come i salari dei più giovani siano diminuiti drasticamente nel tempo, passando da 76, nel 1975 a 55, questo, secondo l’Inps sarebbe dovuto anche a causa dell’aumento del periodo di formazione dei ragazzi italiani. 

Ulteriore fattore di disuguaglianza dei redditi medi analizzato dall’Istituto è la ripartizione geografica, infatti se fino a metà anni ‘90 si è assistito a una generale convergenza tra le macro aree, nonostante la marcata superiorità media del Centro e del Nord Italia, gli ultimi decenni hanno evidenziato una divergenza dovuta in larga parte ad una riduzione dei salari medi nel Sud. La divergenza tra le macro aree mette in evidenza una progressiva concentrazione delle ricchezze in zone circoscritte: secondo i dati il 54% dei super ricchi, ovvero coloro che guadagnano più di 533mila euro, vive a Milano, come il 42% degli appartenenti alla fascia 0,1%, che percepiscono più di 217 mila euro. Seconda città per numero di super ricchi è Roma. Come commenta l’Inps: «L’aumento della concentrazione dei ‘top earners’ nella provincia di Milano man mano che si sale nella distribuzione del reddito è un fenomeno significativo, e offre spunti di analisi sulla concentrazione geografica del reddito e le sue implicazioni sull’agglomerazione di competenze qualificate e imprese produttive in pochi centri distribuiti in maniera fortemente disomogenea sul territorio nazionale». 

 

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