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Istat-ICE, export italiano trainato dai mercati UE

Germania e Francia si confermano nel 2018 i principali mercati di sbocco delle vendite di merci italiane, gli Stati Uniti si collocano al terzo posto tra i paesi partner

di Redazione

Nonostante le tensioni commerciali, nel 2018 il commercio mondiale di beni, misurato in dollari ed espresso a prezzi correnti, è in aumento del 9,8% rispetto al 2017, a sintesi di un’espansione sia dei volumi scambiati (+2,8%) sia, in misura più marcata, dei valori medi unitari (+7,1%). È quanto emerge dall’Annuario statistico su Commercio estero e attività internazionali delle imprese di Istat e ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), presentato il 23 luglio a Napoli. Risulta in crescita, si legge nel rapporto, anche il valore nominale dell’interscambio mondiale di servizi (+7,7%). Tuttavia gli investimenti diretti esteri registrano invece una decisa diminuzione (-13,4%). In questo quadro internazionale, l’Italia registra una crescita del valore in euro sia delle merci esportate (+3,1%) sia, in misura più ampia, di quelle importate (+5,6%). Queste dinamiche determinano una riduzione dell’avanzo commerciale (8,7 miliardi in meno rispetto al 2017) che, nel 2018, ammonta a 38,9 miliardi di euro. Al netto dei prodotti energetici, l’attivo commerciale è di 80,3 miliardi di euro, in lieve flessione sul 2017 (-958 milioni). Nel 2018 diminuisce lievemente, da 2,92% a 2,85%, la quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di merci (misurata in dollari).

La quota dell’Italia sulle esportazioni mondiali, entrano nel dettaglio Istat e ICE, è diminuita in misura più accentuata in alcune aree geografiche, in particolare Africa settentrionale (da 7,36% a 7,09%), Medio Oriente (da 3,27% a 3,05%) e Unione europea (da 4,91% a 4,81%). Sul fronte opposto, incrementi della quota si rilevano principalmente per Asia centrale (da 1,13% a 1,20%) e Paesi europei non Ue (da 5,88% a 5,94%). Nel 2018 risultano in crescita sia le esportazioni nazionali di servizi (+5,5%) sia le importazioni (+3,7%). I flussi di investimenti netti diretti all’estero, misurati in euro, sono aumentati in misura molto marcata (+95,4%) e quelli in Italia hanno registrato un incremento ancora maggiore (+205,4%).

Germania e Francia si confermano nel 2018 i principali mercati di sbocco delle vendite di merci italiane, con quote pari, rispettivamente, al 12,6% e al 10,5% delle esportazioni nazionali. Gli Stati Uniti si collocano al terzo posto tra i paesi partner, con una quota del 9,2%; seguono Spagna (5,2%) e Regno Unito (5,1%). Tra i principali paesi, i mercati di sbocco più dinamici nel 2018 (incremento della quota sulle esportazioni nazionali pari o superiore a 0,2 punti percentuali rispetto al 2017) sono Svizzera, Paesi Bassi e Stati Uniti. Per quanto riguarda i principali raggruppamenti di industrie, nel 2018 aumenta il deficit nell’interscambio di prodotti energetici (-41,4 miliardi da -33,6 miliardi nel 2017). Si rileva un aumento del saldo di beni di consumo non durevoli (+0,8 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2017), beni strumentali (+0,2 miliardi) e beni di consumo durevoli (+0,1 miliardi) mentre diminuisce il saldo dei prodotti intermedi (-2 miliardi).

Tra i gruppi di prodotti manifatturieri in cui l’Italia detiene nel 2018 le maggiori quote sulle esportazioni mondiali di merci si segnalano i materiali da costruzione in terracotta (25,82%); cuoio conciato e lavorato, articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria, pellicce preparate e tinte (14,77%); pietre tagliate, modellate e finite (14,11%); prodotti da forno e farinacei (12,08%); articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (11,07%); tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio, esclusi quelli in acciaio colato (10,36%) e cisterne, serbatoi, radiatori e contenitori in metallo (10,33%). Rispetto al 2017 gli incrementi più rilevanti della quota sulle esportazioni mondiali si rilevano per supporti magnetici e ottici (da 2,16% a 3,78%). Tra gli altri prodotti con quote in aumento spiccano cuoio conciato e lavorato; articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria; pellicce preparate e tinte (da 13,84% a 14,77%); navi e imbarcazioni (da 4,35% a 5,26%).

La provenienza territoriale delle vendite sui mercati esteri si conferma fortemente concentrata nelle regioni del Centro-Nord, da cui proviene l’88,5% delle esportazioni nazionali, mentre il Mezzogiorno ne attiva il 10,6%. Nel 2018, la quota della Lombardia sulle esportazioni nazionali è pari al 27,4%, quella del Veneto e dell’Emilia-Romagna al 13,7% mentre la quota del Piemonte è al 10,4%. Rispetto al 2017, aumenti dell’incidenza sul totale dell’export si rilevano per le ripartizioni Italia Nord-orientale (da 32,2% a 32,6%), Italia insulare (da 3,3% a 3,6%) e Italia Nordoccidentale (da 39,5% a 39,6%). Nel 2018, 136mila operatori economici hanno effettuato vendite di beni all’estero. La loro distribuzione per valore delle vendite conferma la presenza di un’elevata fascia di “microesportatori”: 77.445 operatori presentano un ammontare di fatturato all’esportazione molto limitato (fino a 75 mila euro), con un contributo al valore complessivo delle esportazioni pari allo 0,3%. D’altra parte, 4.651 operatori appartengono alle classi di fatturato esportato superiori a 15 milioni di euro; questo segmento di imprese realizza il 72,1% delle vendite complessive realizzate dagli operatori sui mercati esteri.

 

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