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Economia debole, la BCE pensa ad un nuovo Quantitative Easing?

Draghi: «Gli ultimi segnali mostrano debolezza della crescita sia nel secondo che nel terzo trimestre». IHS Markit prevede un +0,1% in T3

di Redazione 

Al termine della riunione di oggi, giovedì 25 luglio, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea non solo ha comunicato che i tassi di interesse di riferimento si manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali almeno fino a tutta la prima metà del 2020, ma anche che ha dato mandato ai comitati pertinenti dell’Eurosistema «di esaminare possibili opzioni, fra cui modalità atte a rafforzare le proprie indicazioni prospettiche in merito ai tassi di interesse di riferimento, misure di attenuazione, come l’elaborazione di un sistema a più livelli per la remunerazione delle riserve, e possibili opzioni riguardo a dimensioni e composizione di eventuali nuovi acquisti netti di attività».

In sostanza, quanto ipotizzato recentemente potrebbe effettivamente verificarsi: la BCE, visto il mancato raggiungimento di un inflazione prossima al 2% in tutta l’Eurozona, sta valutando seriamente se non sia il caso di avviare un nuovo Quantitive Easing.

Nel corso della consueta conferenza stampa che si è tenuta a margine della riunione, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi (il cui mandato si concluderà il 31 ottobre 2019, dopo otto anni di presidenza) , ha infatti spiegato che sarà necessario «un significativo livello di stimoli monetari affinché le condizioni finanziarie rimangano molto favorevoli e sostengano l’espansione dell’area dell’euro, continuino a far rialzare i prezzi e lo sviluppo dell’inflazione sottostante nel medio termine». «I rischi per le prospettive di espansione nell’area dell’euro – ha proseguito – restano orientati al ribasso per via della prolungata presenza di incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità».

Le ultime proiezioni sull’andamento economico dell’area euro, ha aggiunto, «suggerivano che avrebbe potuto esserci un rimbalzo nella secondo parte dell’anno. Ora, gli ultimi segnali mostrano debolezza della crescita sia nel secondo che nel terzo trimestre e dunque questo rimbalzo adesso è meno probabile».

Ieri, per esempio, in occasione della comunicazione dell’indice PMI composito (relativo all’attività manifatturiera e dei servizi), IHS Markit ha spiegato di aspettarsi un nuovo indebolimento della crescita nel terzo trimestre: il Pil dovrebbe riportare un +0,1% contro il +0,2% del secondo trimestre (per l’intero anno le ultime stime, del FMI, indicano un +1,3% e un +1,6% per il prossimo). A preoccupare è soprattutto l’andamento del settore manifatturiero, per il quale Markit ha registrato una nuova contrazione dell’attività. L’indice relativo alla produzione manifatturiera si è allontanato ancora dalla soglia dei 50 punti che delimita una fase di contrazione da una fase di espansione dell’attività, attestandosi a 47 punti dai 48.5 di giugno.

 

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