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Negli Usa torna la pena capitale

Dopo sedici anni, riprendono le esecuzioni federali negli Stati Uniti. Ad oggi sono cinquantasei i Paesi dove è ancora in vigore. In Italia è stata abolita con l’entrata in vigore della Costituzione, ma cosa ne pensano i più giovani?

di Redazione

L’amministrazione Trump ha da poco annunciato la ripresa delle condanne a morte per i criminali condannati dai tribunali federali, programmando entro gennaio 2020 cinque esecuzioni per altrettanti detenuti ritenuti colpevoli di “orribili omicidi e crimini sessuali” e che hanno esaurito le possibilità di ricorrere in appello. 

La pena di morte negli Stati Uniti non è mai stata abolita del tutto, ma i tribunali federali ne avevano sospeso l’esecuzione nel 2003, cosicché negli ultimi 16 anni non è stata eseguita nessuna condanna, nonostante nel braccio della morte si contano ancora 62 detenuti e un totale di oltre 2.600 condannati a morte, secondo il Death Penalty Information Center. Il Dipartimento di Giustizia ha intenzione di modificare anche la metodologia dell’iniezione, servendosi di un solo farmaco, invece che tre come nel precedente protocollo, anche in conseguenza del fatto che molti Stati hanno avuto problemi a reperire tutti i farmaci: le aziende farmaceutiche hanno aumentato i controlli per far sì che nessuna delle loro sostanze venga utilizzata per somministrare iniezioni letali nelle condanne a morte eseguite negli Stati Uniti, preoccupate dal danno di immagine che potrebbe derivare dall’essere associate alla pena di morte.

Negli Stati Uniti secondo l’istituto di sondaggi Gallup il 56% della popolazione è ancora favorevole alla pena di morte, ma il dato è in netto calo se confrontato con il sentimento di 25 anni fa: solo nel 1994 la percentuale di americani favorevoli era, sempre secondo l’istituto, dell’80%. Ad oggi sono 21 gli stati che hanno eliminato le esecuzioni capitali.

In generale, secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, i paesi nel mondo in cui vige ancora la pena di morte sono 56, anche se, al netto delle zone d’ombra, considerata la reticenza di alcuni Paesi a rendere noti il numero esatto delle condanne eseguite, nel 2018 le esecuzioni capitali sono diminuite del 31%. 

Per quanto riguarda l’Italia, l’ultima condanna a morte venne eseguita nel 1947, e con l’entrata in vigore della Costituzione, la pena di morte venne abolita, anche se fino al 1994 il codice penale militare di guerra la prevedeva per alcuni reati.  

L’impegno dell’Italia non si è limitato solo alle sue leggi interne, e così ha presentato la moratoria delle esecuzione delle sentenze capitali, che è stata approvata nel dicembre 2007 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nello specifico il comportamento dell’Italia si riflette sui giovani italiani: negli ultimi anni è infatti diminuita drasticamente la percentuale di coloro che sono favorevoli all’esecuzione capitale. Secondo l’Osservatorio Generazione Proteo della Link Campus University, nel quarto rapporto, redatto nel 2016, la percentuale di ragazzi a favore della pena di morte i attestava al 38,6% – divisa tra un 16,1% che si dichiarava abbastanza favorevole e un 22,5% invece molto -, nell’edizione successiva del report la percentuale dei giovani a favore scendeva al 31,7%, a fronte di poco più del 30% di indecisi e un 35,8% di contrari. L’ultimo rapporto, riferito al 2019, ha invece confermato la tendenza già consolidata dai dati dello scorso anno, secondo cui il 55,6% dei giovani italiani si dice contrario alle esecuzioni capitali, a fronte di una percentuale sensibilmente ridimensionata, del 28,4% dei favorevoli

 

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