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Intanto i consumi vanno a rilento

Neppure i saldi estivi sono riusciti a invertire il trend fin qui poco esaltante. Commercianti preoccupati dal possibile aumento dell’Iva

di Redazione

Le principali preoccupazioni legate alla crisi di governo, non è certo un segreto, sono quelle legate alla manovra economica e al possibile aumento dell’Iva. Una possibilità che sembra impensierire abbastanza i commercianti, molto più che i consumi – gia così – hanno registrato nella prima parte del 2019 un andamento troppo altalenante, minando così la definitiva ripresa.

Neppure i saldi estivi sembrano essere stati particolarmente d’aiuto. Lo rileva Confcommercio: «Le vendite a prezzi scontati, ormai agli sgoccioli in quasi tutta Italia, secondo un primo monitoraggio sono pressoché stabili rispetto allo scorso anno. E non bastano così a recuperare il flop delle vendite di primavera. Ma a preoccupare maggiormente i commercianti è il rischio di un aumento dell’Iva che potrebbe tradursi in un nuovo crollo dei consumi». All’avvio delle svendite estive, la stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio, era di una spesa in media poco meno di 230 euro a famiglia, circa 100 euro pro capite, per un valore complessivo intorno ai 3,5 miliardi di euro.

I consumi stentano a decollare e ciò nonostante negli ultimi anni la quota delle spese “obbligate” risulti essere in lieve diminuzione. È sempre Confcommercio ad osservarlo in un report di inizio agosto. In pratica, veniva spiegato, dopo la continua crescita tra il 1995 e il 2013 (+5,4%), la quota sul totale dei consumi negli ultimi sei anni è effettivamente calata, a causa soprattutto del recente calo del prezzo delle materie prime energetiche. «Rimane comunque elevata con un’incidenza nel 2019 di quasi il 41% sul totale dei consumi delle famiglie e arrivando a pesare per quasi 7.400 euro l’anno pro capite», veniva però aggiunto (l’abitazione resta il capitolo di spesa più gravoso).

Insomma, quanto potrebbe pesare sui consumi il possibile aumento dell’Iva? Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, l’incremento eroderà il budget dei nuclei familiari, che mediamente dovranno rinunciare a 541 euro all’anno. L’incremento causerà una contrazione dei consumi degli italiani compresa tra gli 11 e i 18 miliardi di euro, ovvero tra l’1,1 e l’1,8% della spesa complessiva. Condizione che se confermata si ripercuoterà inevitabilmente sul PIL, che potrebbe a quel punto perdere circa mezzo punto percentuale.

 

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